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photo4u.it - Interviste
Le interviste di photo4u.it! - milladesign
Vi presentiamo la dodicesima uscita della nostra rubrica 'Le interviste di photo4u.it': uno scambio di pensieri con persone coinvolte nel mondo fotografico, che si sono contraddistinti per meriti e sensibilità fotografica e visiva. La nostra Redazione ha intervistato milladesign, al secolo Giorgio Curreli, membro dello Staff Tecnica di p4u, per aiutarci a conoscerlo meglio.

Le domande sono state pensate dal Moderatore della Sezione Ritratto e Eros Gianluca Riefolo

Le interviste passate sono disponibili qui Buona lettura a tutti!




Abbiamo chiesto a Giorgio Curreli, meglio conosciuto sul ns. Forum con il nickname milladesign di scrivere una breve presentazione, eccola qui di seguito:

Nato nel 1972, sono cresciuto in Sardegna per poi trasferirmi al Milano all'età di 18 anni, dove ho frequentato il Politecnico, facoltà di Ingegneria con indirizzo aerospaziale.

Non ho lavorato come ingegnere nemmeno per un minuto della mia vita, preferendo il mondo della comunicazione a quello dei freddi numeri e dei progetti.

La mia prima esperienza lavorativa si è svolta presso una grossa società di indagini di mercato, da li sono passato a un'agenzia di comunicazione integrata e successivamente ad un'altra dove ho fatto anche i primi veri lavori da fotografo mettendo a frutto una passione che mi accompagna dai tempi dell'adolescenza.

Dal 2004 opero come free lance e mi occupo prevalentemente di fotografia di prodotto, di architettura e, siccome ho dei figli da nutrire, anche di eventi.
Dal 2014 ho poi aggiunto alla mia attività professionale un settore legato all'intrattenimento e dedicato al wedding e alle feste in genere, che sul web vive di vita propria e separata dal mio nome.

Se siete curiosi, potete scoprire di cosa si tratta visitando il sito dedicato crazyphotoset.com.


Come ti sei avvicinato alla fotografia? Raccontaci i tuoi inizi e la tua storia.

Più che essermi avvicinato alla fotografia, è stata la fotografia ad avvicinarsi a me. E' un'affermazione che suona estremamente presuntuosa, ma spero si comprenda che è un modo scherzoso per dire che sono cresciuto in una casa dove le macchine fotografiche hanno sempre avuto un posto grazie a mio padre. Da che ho memoria, lo ricordo armeggiare con fotocamere, flash, pannelli di polistirolo e cavalletti, e non c'erano gita o vacanza di cui una macchina fotografica non tenesse traccia.

Ho sempre vissuto tutto questo senza un grande interesse, fino al momento in cui – primi anni '80 – il professore di educazione tecnica delle scuole medie ci insegnò a sviluppare e stampare il bianco e nero.

Nulla di trascendentale, intendiamoci, ma armeggiare con la tank per caricare il primo rullino interamente scattato da me è forse stato il momento che ha segnato in qualche modo il mio futuro.

Da li in avanti è stato un continuo attingere alla biblioteca casalinga, ben fornita di manuali e titoli vari dedicati alla fotografia, e un continuo “rubare” una delle fotocamere di mio padre, una Praktica B200 (che ancora oggi ha posto nel mio armadio insieme al suo corredo di ottiche e alle altre sue fotocamere dai marchi più blasonati), che mi ha fatto da scuola e mi ha seguito fedelmente fino ai primi anni di università quando, credo fosse il Natale del '91, ricevetti in regalo una Nikon F801s corredata di 35/70 e 24 mm, ma soprattutto dotata di autofocus e... tutta mia!

Quella F801 – anche lei ha ancora il suo posto nell'armadio dei giochi – è stata anche la causa del mio essere nikonista da tempo ormai immemore, non per tifoseria ma per naturale evoluzione del corredo che crescendo nel tempo e diventando abbastanza importante non mi ha mai fatto fare il passaggio verso altri brand anche nei momenti in cui effettivamente lo “stato dell'arte” avrebbe consigliato di farlo.

In che modo hai appreso la tecnica?

Qualcuno che mi conosce molto bene sostiene che io sia una persona con l'insopportabile tendenza ad approfondire le questioni che mi appassionano in tempi serratissimi e con decisione maniacale, come se dovessi fare di ogni cosa la mia professione. In realtà non è esattamente così, per fortuna, e ancor meno lo è stato per la fotografia, nel senso che la tecnica di base l'ho appresa sui libri e sul campo, con pazienza, tempo e migliaia di rullini di dia e di bianco e nero (e non voglio pensare a quanti soldi) bruciati con la regola del 3 su 36, che molto spesso per autoindulgenza si tramutava nella regola del 10 su 36 o in qualcosa d'altro. In ogni caso, l'apprendimento è stato un percorso lungo che ancora oggi non ritengo terminato. Non ho mai frequentato, in veste di fotoamatore, corsi o scuole di fotografia.

L'ho fatto, con corsi mirati, in veste di professionista per approfondire tecniche legate al lavoro in studio, per esempio per la gestione della luce o per la tecnica del multiscatto che, pur essendo utilizzata anche ai tempi della pellicola, in era digitale rappresenta un potentissimo strumento per i fotografi di Still Life e di prodotto ma anche di interni, e ancora per la post produzione.

Ricordi l’esatto momento in cui hai scattato la tua prima fotografia e soprattutto le sensazioni che ti ha dato?

Ad essere sincero, e forse anche deludente, devo dire di no...

Il successo in fotografia è possibile anche se non si ha talento?

Dipende da cosa si intende per successo e da cosa si intende per talento.
Se parliamo di successo inteso come possibilità di vivere di fotografia sicuramente sì anche se è vero che un minimo di talento tutti o quasi lo hanno, innato o costruito con pazienza, impegno e dedizione.

Il vero talento è una marcia in più che senza dubbio aiuta ad affermarsi a un livello più alto ed è quello che serve quasi sempre, anche se a volte serve altro ma non entro nel discorso perché diventerebbe lungo e spinoso, per far sì che il proprio nome sia veramente conosciuto.

Per fare un parallelismo, ci sono tantissimi architetti che lavorano con successo, e poi ci sono gli Isozaki, i Piano, le Hadid. I percorsi di formazione sono simili per tutti, ma i personaggi come loro hanno la vera marcia in più che li ha fatti emergere ed affermare non come mode effimere ma come pietre miliari dell'architettura. La stessa cosa credo che valga per il mondo della fotografia.

Internet e in particolare i Social Network: opportunità o pericolo per la fotografia?

Grande opportunità e grande pericolo al contempo.

Non c'è bisogno di dire che il grande contenitore di internet è la manna per chi vuole crescere, apprendere, studiare, a patto di riuscire a identificare correttamente quali contenuti sono appropriati come livello e serietà e quali sono raffazzonati, grossolani e ingannevoli. Forse per riuscire a discernere, se non si ha esperienza, è necessaria una cultura di immagine e comunicazione di base, ma capiti alcuni – pochi secondo me – fondamenti scegliere e selezionare diventa abbastanza semplice.
Uso i social network, limitandomi a Facebook e Instagram. Il primo sia con il mio profilo personale che con la pagina di crazyphotoset.com, il secondo solo a livello personale.

Non li ritengo strumenti di crescita (i "Like" ricevuti li sono spesso e volentieri fuorvianti, salvo sapere con una certa precisione da quale pubblico sono ricevuti), e la pagina di Facebook è dedicata alla mia attività rivolta a un pubblico costituito al 90% da privati in quanto personalmente non ritengo i Social Network in genere funzionali ai rapporti tra un professionista e una clientela business.

Per l'altra quota del mio lavoro (Still Life, prodotto e fotografia di interni) fino a qualche tempo avevo online un sito internet che al momento “giace” abbandonato offline in attesa che trovi il tempo e la voglia di aggiornarlo sia nei contenuti che nella veste grafica, anche se devo dire che l'avere un sito internet è, quanto meno nel mio caso, un metodo comodo per mostrare un portfolio a distanza ma non uno strumento di sviluppo per il lavoro, che invece cresce più facilmente grazie a un networking reale fatto di passaparola, relazioni, ricerca di nuovi clienti con test e così via.

Quanto tempo dedichi alla preparazione di una foto e quanto tempo alla post produzione, raccontaci anche della tua esperienza nel team di crazyphotoset.com e magari qualche aneddoto?

Qua è necessario scindere il discorso in due filoni. Da un lato c'è il lavoro “serio”, dall'altro c'è crazyphotoset.com e la sua follia disordinata.
La preparazione di un lavoro ha tempi variabili in funzione del grado di complessità e dell'ispirazione del momento.

Può capitare di allestire un set, avendo ovviamente in mente un'idea di cosa si desidera realizzare, e arrivare agli scatti da tradurre in esecutivi in mezza giornata, e qui parliamo per lo più di foto di prodotto abbastanza semplici, su fondi uniformi e senza particolari ambientazioni, così come può capitare che solo l'allestimento corretto del set, inteso come luci, accessori, complementi ecc. richieda una giornata intera e la realizzazione di uno scatto un'altra giornata piena, senza contare la fase di preparazione con la ricerca dei materiali, il coinvolgimento di eventuali altre persone come per esempio lo Stylist che si occupa dell'allestimento del set o di una casa da fotografare, l'autocostruzione di accessori che compariranno nella foto stessa o che serviranno, per esempio, come modificatori di luce particolari.

Per questo tipo di lavori la postproduzione ha un'importanza estrema e cruciale. La regola aurea è quella di scattare sempre al meglio e non affidarsi a Software tipo Photoshop per sistemare le magagne, perché i tempi diventerebbero estremamente lunghi e i risultati sarebbero comunque incerti, ma ciò non toglie che un singolo scatto possa richiedere anche due giornate intere di postproduzione per arrivare al file che sarà stampato sulla copertina di un catalogo o in grande formato per arredare gli uffici di un cliente.

Dalla parte opposta c'è crazyphotoset.com, che nasce dall'analisi di quanto accade ultimamente ai matrimoni e alle feste, con i selfie che si sono evoluti poi nelle foto scattate con la polaroid per avere subito il ricordo del momento e infine nel servizio un po' raffazzonato offerto da tanti matrimonialisti basato su scatti “rallegrati” da accessori di cartoncino sorretti da stecche di legno.

Io e la mia socia in quest'avventura (socia di maggioranza che detiene sia l'iniziativa di “ingegnerizzare” il photobooth che la maternità dei miei due figli – NDR) abbiamo pensato che trasferire sul campo un set fotografico con fondale e flash, corredarlo di accessori di qualità e offrire un servizio completato da stampe ben fatte consegnate al momento e realizzate a partire da file curati nello scatto e nella postproduzione potesse essere un buon modo per mettere un piede nel mondo del wedding, in cui non mi riconosco in veste di fotografo “serio”, e allo stesso tempo divertirsi, a volte ridendo fino alle lacrime, lavorando.

L'impegno in termini di tempo preparatorio è decisamente ridotto, giusto il necessario per montare il fondale, i flash e fare la luce, operazione che svolgo in tempi ridottissimi dal momento che utilizzo sempre lo stesso schema di luci e lo stesso tipo di diffusori. Le operazioni di scatto poi avvengono praticamente senza la mia regia, nel senso che salvo qualche indicazione di massima lascio la più totale libertà ai “modelli”, cosa che premia portando alla realizzazione di foto estremamente spontanee e rappresentative dello spirito del momento.

Inizialmente non credevo molto nel successo di questo progetto, ma sentirsi ringraziare a fine lavoro dagli sposi o dai festeggiati per i bei momenti regalati dal nostro set e vedere persone realmente divertite trasformarsi davanti alla macchina fotografica è sempre una bella sensazione.
Non mi viene in mente un aneddoto particolare, ma quello che è sicuro che quasi ogni volta devo interrompere il lavoro per qualche attimo per ridere come un pazzo a causa delle cose che si inventano i “modelli” quando salgono sul fondale bianco.

Come si può emergere nel mercato, data la tanta concorrenza?

Sarò conciso: con impegno, costanza, capacità di relazione e offrendo qualità concreta e percepibile.

Non parlo di prezzo volutamente, perchè quando si lavora bene e individuando le leve corrette per far comprendere il valore di ciò che si propone al cliente, l'aspetto economico, nei limiti del sensato ovviamente, non è mai un grande problema.

Quali sono i progetti futuri?

Aprire un ristorante e far tornare la fotografia un hobby. Scherzo, ma non del tutto.

Cosa consiglieresti a chi si vuole avvicinare alla fotografia professionale?

Studiare, scegliendo un proprio percorso di formazione e di specializzazione (i tuttologi non vanno bene e non appaiono bene al mondo che li osserva).

Sperimentare.

Avere un modello di riferimento a cui aspirare e a cui ispirarsi.
Non svendersi, perché il cliente che ti paga poco perché avevi paura di “osare” sarà sempre un cliente che pagherà poco.

Cercare di dare sempre il massimo.

Non dimenticare che la fotografia deve essere anche passione e amore, non solo fonte di reddito. Se si ha già un lavoro, fare sacrifici per sovrapporgli la fotografia fino a quando non si è certi che la fotografia come professione funzioni.

Hai altre passioni oltre la fotografia?

Cucinare, la buona musica, il mare, gli orologi, le auto d'epoca e non, i vini... Per ovvi motivi non posso coltivarle tutte come vorrei, ma cerco di impegnarmi in quelle economicamente più abbordabili. Per esempio, da un paio di mesi frequento un corso di cucina presso un centro di formazione professionale e molto probabilmente a giugno sosterrò l'esame per la qualifica di aiuto cuoco. Avete presente cosa dicevo prima?

Per finire oltre ad ammirare la tua gallery qui su photo4u: LINK

Ti chiediamo di scegliere le 5 foto a cui sei più affezionato che hai postato nel tempo qui su p4u e magari scrivere una breve descrizione a corredo.





Una cabina dello stabilimento balneare Il Lido di Cagliari.
Scattata con una Fuji X10 direttamente in jpg e corretta nelle cromie in Photoshop.
Uscita miracolosamente dritta dalla fotocamera nonostante lo scatto a mano libera e il rudimentale mirino ottico della X10.Link Foto su p4u



Un campo di colza poco lontano da casa mia.
Il territorio della provincia di Mantova riserva degli scorci affascinanti e regala dei momenti di pace e solitudine impensabili per una terra
che fa parte della pianura Padana più industrializzata e popolata.
Scattata con uno smartphone.Link Foto su p4u



Dettaglio della scala di una casa di vacanza ricavata da una vecchia torre di avvistamento sulla costa nord dell'isola di Maiorca.
Da un lavoro realizzato per una rivista tedesca.Link Foto su p4u



Scatta per l'inserimento sul catalogo Fidaty dell'Esselunga, non è mai stata pubblicata dal momento
che è venuto a mancare l'accordo tra il mio cliente ed Esselunga stessa.Link Foto su p4u



Spiaggia della Caletta, isola di San Pietro.
Il mio angolo di paradiso nel paradiso.
Scatta con uno smartphone al mattino presto, prima dell'arrivo dei bagnanti.Link Foto su p4u


Ringraziando Giorgio milladesign Curreli per la disponibilità e cortesia, lasciamo qui di seguito i link utili per conoscerlo al meglio, alla prossima intervista!

http://www.crazyphotoset.com/
https://www.facebook.com/crazyphotoset/
https://www.facebook.com/gcurreli1

posting.php?mode=reply&t=688806&sid=70b6b124deda26c017a9d6cd88f15dd6

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