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photo4u.it - Interviste
Le interviste di photo4u.it! - Augusto Pieroni -
Vi presentiamo la nona uscita della nostra rubrica 'le interviste di photo4u.it': uno scambio di pensieri con persone coinvolte nel mondo fotografico, che si sono contraddistinti per meriti e sensibilità fotografica e visiva. La nostra Liliana R. intervisterà quindi Augusto Pieroni, storico e critico dell’arte contemporanea, per anni docente di Storia e Critica della Fotografia oltre a curatore e saggista, per aiutarci a conoscerlo meglio.

Buona lettura a tutti!




Nella prefazione del suo libro "Leggere la fotografia" dichiara che nella sua ventennale attività didattica tende a seguire il modello indicato dall’adagio di Mao: «se vuoi fare un favore all’uomo, non regalargli un pesce, ma insegnagli a pescare». È possibile, mi chiedo, insegnare o dare delle indicazioni per diventare creativi?

Insegnare no, offrire indicazioni penso proprio di sì. È un lavoro davvero interessante, fatto di un accumulo di informazioni, esperienze, esempi positivi e negativi. Ci vuole generosità, soprattutto, ma anche pazienza, curiosità, abilità e – strano da dire per uno come me – sintesi. Non è un lavoro istruttivo, ma esplorativo; io non posso mai sapere esattamente di cosa parlerò prima di ogni incontro. I lavori in corso, gli autori che stanno crescendo, i processi creativi in atto, le novità cognitive: questi sono argomenti che possono essere trattati ogni volta in modo differente.

Molti fotografi amatoriali sognano di diventare professionisti in campo creativo, ma alcuni sostengono che essere creativi è un dono di pochi privilegiati. Il processo per diventare più creativo rende un fotografo più tecnicamente abile? E, un fotografo, senza padronanza tecnica, può diventare creativo?

La domanda è in tre parti; la prima è erronea, perché da per scontato che il tempo speso a crescere possa essere velocizzato dalla bravura, abbreviato dalle conoscenze o, peggio, indennizzato dal denaro. Come se l’eccellenza potesse essere sostituita dal virtuosismo, come se si potesse scorciare la strada verso l’eccellenza e come se si potesse acquistare. Chi pagherà al vinificatore il tempo che ha lasciato passare senza vendere le bottiglie, fatte invecchiare solo per renderle migliori? Se il vino è fatto bene, l’indennizzo sarà un’eccellenza di cui si parlerà per molto tempo. Accrescere la propria libertà creativa non solo non aumenta la tecnica, ma la rende secondaria: fondamentale, ma come strumento. Forse potrei dire che la creatività affina la tecnica, cioè la rende meno grossolana, ne sgonfia la tracotanza e la rende un mezzo sottomesso a fini non facilmente prevedibili o impliciti nella tecnica stessa. È anche vero il contrario: un fotografo può non avere a disposizione l’intero vocabolario tecnico, ma può sapere cosa sta disperatamente cercando e ottenerlo lo stesso; magari in modo non convenzionale. Spesso la padronanza tecnica è di ostacolo alla libertà espressiva, più che non una facilitazione. È preferibile avere una macchina da 100.000 euro ma non sapere dove andarci, o un bruciante desiderio di visitare una persona in una speciale città, senza sapere precisamente fino a dove ci porterà la bicicletta e cosa dovremo fare per completare l’esperienza di viaggio?

Il fotografo che vuol formalizzare, in senso creativo, le proprie visioni interiori corre il rischio che gli venga negato il consenso da parte del pubblico?

Il consenso da parte del pubblico è – o dovrebbe essere – l’ultimo dei problemi. Il pubblico è un’entità senza un corpo unico, cioè senza senso; il gusto del pubblico è un mostro dalle cento teste formatosi con l’accettazione delle innovazioni creative del passato, ma spesso incapace di cogliere quelle attuali. Rispettare il giudizio della gente, adeguarsi a esso, è un problema di marketing, non di qualità creativa. Si può ben risolvere in modo genuinamente creativo i problemi di marketing del proprio cliente, ma la visione interiore è una cosa diversa. Lo sforzo creativo deve sempre essere: scovare i propri dèmoni, identificare la propria voce, affinare la propria visione.

In un incontro sulla creatività lei ha citato il Bernini che cominciò a scolpire da bambino nella bottega del padre e che, ancora adolescente, realizzò statue di impressionante qualità. Richiamando questo fatto lei sottolineava l’importanza delle diverse componenti dei processi di apprendimento e la responsabilità degli educatori. Può commentare?

Penso sia un discorso lungo e complesso, ma certamente la ricchezza e diversità di stimoli cui è possibile esporre un ragazzino producono effetti incomparabilmente profondi e duraturi, si sa. Spesso questo significa solo: corsi extrascolastici di tennis, pianoforte, judo, inglese o chissà quale altro addestramento da cani ammaestrati. Il problema serissimo, quanto meno nel nostro Paese, invece è l’impoverimento del tessuto culturale medio – quello che inquadra le famiglie – e non può certamente essere messo in conto solo a una istruzione pubblica che più deprivata di così non si può. Ma, davvero: non voglio banalizzare semplificando. La questione non sta nel cominciare da piccoli. Diciamo che il mio discorso era più del tipo: occorre fare costantemente e con intransigenza – spesso anche, perché no?, con sacrificio – ciò che ci appassiona.

Le persone creative tendono ad essere motivate intrinsecamente - il che significa che sono motivate ad agire da qualche desiderio interiore, piuttosto che un desiderio di ricompensa esterna o di riconoscimento. Gli psicologi hanno dimostrato che le persone creative sono eccitate da attività impegnative e la ricerca suggerisce che, semplicemente cercando dentro di sé, la motivazione stimoli la loro creatività.

È infatti questo, quel che volevo dire. Il fine è interiore anche se il riconoscimento pubblico dei propri sforzi è una parte decisiva della remunerazione autoriale. Però capiamoci: l’adulazione del proprio narcisismo non può essere il premio del creare. Il principale premio della ricerca creativa è il farsi dell’opera e il suo perfezionamento; per ottenere il quale ci può essere di un qualche aiuto anche l’opinione altrui.

L’arte dell'adattamento al cambiamento è praticamente un prerequisito per il successo creativo, dice Kaufman. "I creativi falliscono, ma imparano a rialzarsi". C'è una connessione profonda e significativa tra l'assunzione di rischi e la creatività, ed è un aspetto che spesso viene trascurato," dice Steven Kotler. "La creatività è l'atto di fare qualcosa dal nulla. E' una scommessa della fantasia".

Senza la capacità di non sentirsi soddisfatti da una soluzione trovata e inseguirne una migliore, non c’è ricerca creativa. Se il fallimento è sentito come uno scacco personale, bisogna riformulare il senso dell’errore e della correzione. Ma soprattutto è importante che non si prenda il giudizio altrui come il giudizio universale.

Oliviero Toscani ha affermato in una intervista che non esiste il “creativo”, esiste un progetto, un idea, e la conseguenza della qualità e del come è realizzato può essere considerato creativo. La creatività dipende dal risultato finale di un lavoro. Cosa ne pensa di questa affermazione?

Quel che penso dell’affermazione non collima con quel che penso della genialità visiva dimostrata spesso – non sempre – da Toscani. Un terzo di questa frase è banale, il resto è una solenne fesseria. E penso anche che – conoscendo bene l’arte (dato che l’insegna e la professa) – Toscani sappia perfettamente che le cose non stanno affatto così. Pensateci bene: quando mai Oliviero Toscani ha detto ciò che ci si attendeva che dicesse? Sfidare i preconcetti è il suo tic; sembra quasi che, se non ti spiazza, dormirà male la notte. È coerente.

Lei dichiara che lo sfoggio di bravura diventa una dichiarazione dei propri limiti mentre l’artista vero ha il problema di non scialacquare ma coltivare con operoso riserbo la propria arte. Molto spesso ci dicono di fare le cose in un certo modo per essere adulati ma, se il mondo non ci accoglie, lei dice che dobbiamo continuare ad operare per nostro diletto. È così?

Tu hai ascoltato quando ho letto in pubblico un passaggio da un saggio del 1933 di Tanizaki Junichiro il quale sosteneva tutte queste cose. Coltivare la propria arte significa darsi il tempo di portarla a maturazione, cioè portarla verso il proprio naturale splendore. Una lucentezza non abbacinante, o artificiale, ma analoga a quella di una perla lucidata con cura giorno dopo giorno finché – dice lo scrittore giapponese – non si velerà di quella bella patina che il tempo conferisce alle cose piene di esperienza. È Tanizaki a metterci in guardia contro l’agire in ossequio al gusto del pubblico: se non si crea per se stessi, una volta perso il plauso del pubblico, cosa ci permetterà più di godere della nostra creatività? Di sentirci liberi e vivi con essa?

Lei parla di: fatti, pensieri, immagini, punti di vista. È creativo il fotografo o lo sguardo di chi osserva?

C’è sempre un ampio margine di libertà interpretativa in cui si esprime la creatività dei diversi pubblici: la chiamerei produttività proiettiva. Ma queste sfaccettature e ambiguità – che sono tra gli argomenti dei corsi e delle conferenze che mi capita di tenere – pur non essendo affatto segreti, vorrei tenerli per me in attesa di condividerli con gli studenti; non vi dispiace, vero?

    Storico e critico dell’arte contemporanea, curatore e saggista. Per anni docente di Storia e Critica della Fotografia presso le università della Tuscia (Vt) e di Roma-Sapienza;
    attualmente insegna Arti Visive e Progetto Creativo Personale presso la Scuola Romana di Fotografia;
    Analisi Critica e Costruzione del Portfolio presso Officine Fotografiche;
    Storia della Fotografia presso lo I.E.D. e il R.U.F.A.
    Oltre a "Leggere la fotografia" (2003 - 2°ed. 2006) è autore di: Arti fotografiche del ‘900 (2010);
    della voce “Fotografia” per l’Enciclopedia Treccani XXI secolo (2007);
    Fotografia<Arte<Pensiero (2002);
    Fototensioni (1999).
    Suoi articoli sono apparsi su Aperture (NY), HotShoe (London-NY), Eyemazing (Amsterdam), Muse (Mi), Around Photography (Bo) e su innumerevoli riviste. FotoCult (Rm) ospita dal 2008 una sua pagina di critica fotografica.

    http://www.fototensioni.net
    http://fototensioni.tumblr.com

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