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Della fotografia mortuaria

 
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nerofumo
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MessaggioInviato: Mar 07 Set, 2021 6:57 pm    Oggetto: Della fotografia mortuaria Rispondi con citazione

Mi trovavo tempo fa in un cimitero a porgere i miei doveri ai defunti quando d’un tratto intravidi tra le tante lapidi una in particolare la cui foto ritraeva un signore che avevo ripreso tempo prima e a cui come spesso mi capita, avevo regalato la foto stampata. La cosa mi stupì ma mi procurò anche tanto piacere, gli è piaciuta davvero tanto, pensai, al punto da sceglierla per l’ultimo viaggio, certo non lui la scelse ma i congiunti che provvidero alle esequie. Nello sgomento di scoprire quel signore simpatico e pasciuto sotto due metri di terra, ritrovai anche una vena di sottile soddisfazione, tra le tante foto di una vita proprio la mia doveva avere il privilegio di far bella mostra di se su una lastra di marmo. Ecco, tra le tante foto di una vita….ma siamo poi così sicuri che tra le tante foto di una vita, la nostra, ce ne sia una di garbo, adatta allo scopo, utile è dir poco nell’estremo saluto.
Premesso che in molte culture del nord Europa e anche in America non è usanza apporre una foto del defunto sulla sua lapide, che si tratta di un fardello dei popoli latini, con qualche eccezione qua e là ma sempre e comunque tipicamente italiana, resta opera ardita cercare e trovare la fotografia giusta che ben si presta all’evento.
Molti popoli hanno superato questo impasse rimuovendo proprio il concetto di fotografia del defunto e con esso anche molti interrogativi. Usare foto della persona da giovane o da vecchio? Probabilmente la foto da anziano si presta di più perché è così che la gente lo ricorda ma l’interessato, anche se non c’è più, potrebbe avere da ridire su questa pessima scelta, potrebbe desiderare una foto di sè nel periodo più bello della sua vita, quando giovane e forte prendeva in braccio moglie e figli, quando bello come il sole tornava a casa dal lavoro, stanco ma felice. Potrebbe invece desiderare una foto in età attempata, dare risalto ad una aura di saggezza supportata dal tempo passato o ancora ben vestito e pettinato per porre l’attenzione sul suo gusto e raffinatezza nei modi.
Invece il più delle volte la foto sulla lapide è tra le più indigeste che l’interessato potesse immaginare, e come dargli torto, di solito tutto succede in un attimo, un malore, un incidente, una caduta e poi il panico.
Anche quando la morte si annuncia con una lunga malattia non è costume alle nostre latitudini provvedersi per tempo, chiedersi quale immagine di sè bisognerà lasciare al mondo. Certo, io di mio padre ricorderò sempre il suo sorriso, la sua forza, il suo essere da giovane, quando mi portava al mare, ma gli altri come lo ricorderanno ?
E’ indubbiamente un problema che bisogna porsi in vita perché chi resta molto spesso non ha neppure le competenze per scegliere la foto giusta che comunque resta una foto scelta da altri e non dall’interessato.
Soprattutto in quest’ultimo mezzo secolo non si è posta alcuna attenzione a questo aspetto mentre prima, nell’immediato dopoguerra la fotografia era una cosa seria, pure quella sulla lapide, il fotografo veniva chiamato per immortalare l’interessato nel suo aspetto migliore e di quella foto veniva disposto l’uso nell’ultimo viaggio. Oggi invece nei camposanti esiste una passerella di foto pietose. Il consumismo ha fatto si di avere tutto e non avere niente, mille foto inutili tra cibarie e parenti, abbuffate luculliane con scatti improvvisati, foto di gruppo improvvisati e ritratti goliardici quando va bene.
Trovare una foto del defunto resta ancora oggi un’ardua impresa, si finisce quasi sempre col ritagliare la faccia del de cuius da una foto di gruppo, a volte anche di momenti dimenticati, magari in compagnia di un coniuge divorziato o più semplicemente di persone sgradite, non importa, cosa importante è trarre una foto da lapide da un francobollo con tutte le conseguenze che la cosa comporta. La sgranatura della foto molte volte anticipa il limbo in cui cade il defunto, l’immagine eterea e slavata che si ottiene da un ritaglio di pochi pixel ci proietta nostro malgrado in una dimensione ectoplasmatica e ci fa affermare con evidente sottolineatura che costui non può essere che sicuramente, gelidamente, maledettamente morto.
Anche quando si ha la fortuna di avere a disposizione una foto singola dell’interessato si tratta quasi sempre di fotografia rubata, di un attimo in presa diretta che niente ci fa pensare al momento dello scatto l’uso supremo a cui sarà destinato per cui non ci si preoccupa se la persona è un po' emaciata, con la pancia fuori dalla camicia, sudata fino al midollo, col sole sulla testa e gli occhi in ombra, se ha la bocca aperta o l’espressione infelice. A volte ci si trova costretti ad usare fotografie in cui il soggetto appare lontanissimo perché cosa vuoi farci, il massiccio del Monte Bianco sullo sfondo non ci entrava tutto e mi son dovuto allontanare. Un puntino, ecco cosa resta della persona, un piccolo puntino colorato.
Per bene che vada troveremo fotografie banali e anonime solo perché non ci siamo preoccupati in vita di darci un contegno e farci fotografare in maniera degna magari non la semplice fototessera ma un qualcosa di più ragionato che faccia da collante tra noi defunti e il mondo che abbiamo frequentato. La foto per l’eternità dovrebbe essere un concentrato della nostra vita terrena, non certo facile come impresa, non alla portata di tutti quelli che continueranno negli anni a scomparire riflessi in una foto inutile.

Nerofumo

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