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photo4u.it - Articoli
NEWTON, Helmut

NEWTON, Helmut o l'immaginario erotico del figlio di un fabbricante di bottoni




L'altro giorno avevo le dita in fibrillazione dalla voglia di scrivere qualcosa.

Di scrivere qualcosa di CATTIVO.

Il destro me l'ha fornito il buon Fulvio Bortolozzo.

I trenta lettori che mi seguono - e già, ho superato Manzoni! - sanno che lo considero uno dei miei maestri (se non proprio IL mio maestro).

Il 30 gennaio, alla sera mi è arrivata la notifica del suo articolo "Le pere di Newton", scritto a valle del vernissage per la mostra di "Helmut Newton", appunto, che proprio il 30 gennaio ha aperto alla GAM di Torino.

Premesso che, per quanto sono strega, l'avrei intitolato "Le (o)pere di Newton", ma questa è un'altra storia ... non fosse stato per la sua chiosa, "E le donne che vedranno la mostra? Aspetto con curiosità di sentire la loro voce", io a vedere la mostra di Newton non sarei nemmeno andata (mi era bastata - e avanzata - la super completa di Rivoli, alla fine degli anni Novanta, del Novecento ...).

A me Newton non è che sia mai piaciuto troppo.

Non ne metto in discussione le capacità di fotografo. Certo era uno che sapeva usare la macchina fotografica. Non mi sognerei mai di dire il contrario.

Sono i contenuti che mi "infastidiscono" (tanto per usare un eufemismo).

Sarà che sono figlia di un soldato e le cose ho imparato presto a chiamarle con il loro nome proprio, anche quelle brutte, come ad esempio "La Morte".

Sarà che ultimamente frequento troppi aristocratici, da Gillo Dorfles a Herman Broch, senza scordar De Sade ...

Come dite? Sono tutti passati a miglior vita? Lo so, ma che ci volete fare? Se uno fa bene il proprio lavoro (scrive bene, dipinge bene, pensa bene ...) non è che dopo la sepoltura quel che ha detto e fatto non vale più!

Sarà quel che sarà, come diceva la canzone, ma a me pare che Newton sia proprio quello che era: un borghesuccio senza coraggio.

Ha una bella voglia il nostro a proclamare "Non mi interessa il buon gusto. Mi piace essere l'enfant terrible".

Ma quale Enfant Terrible?

Che cosa c'è di così scandaloso, alla fine degli anni '90 del Novecento, nel mostrare due femmine strette in micropelle e tacchi a spillissimo che si abbracciano voluttuose sul pavimento verde acido e ricoperto di giornali di un garage a Montecarlo?

(Che è un garage e che è a Montecarlo - e non ad esempio un set tuttofinto montato alla bisogna in un qualsiasi studio di posa - ce lo dicono "loro", e con "loro" intendo Il Sistema, I Curatori della mostra e forse Newton stesso. E ci dobbiamo fidare. Come sempre in fotografia, che sarà pure un'arte minore, ma quanto a capacità di infinocchiare il guardante - in questo caso pure un po' guardone - non è seconda a nessuno).

Che cosa c'è di così scandaloso nel sedere della Parietti che sbuca tra gli alberi della collina Torinese, immortalato nel 1996 a Torino per L'Espresso?

Scandalosa semmai è la foto che, per come è concepita, verrebbe sferzata a sangue se solo la presentassero anche nell'ultimo dei circoli fotografici.

Che cosa c'è di così scandaloso in una tizia che mangia e beve con una tetta al vento?

Una sola, perché così è più ammiccante ...

Chi è un po' stagionato come me sicuramente ricorderà lo scandalino della tettina (una prima sulla fiducia!) di Patsy Kensit, sfuggita maliziosa dalla rottura della spallina della sottovestina che indossava a Sanremo un milione di anni fa.

"Tutta invidia!", direte voi, perché io che ho superato (di molto) gli anta, manco potrei sognare di osare una sottoveste senza reggiseno!
Vero.

L'odiosa legge di gravità fa il suo sporco lavoro!!!

(A proposito, con alcune amiche e colleghe giuriste avrei redatto una proposta abrogativa per manifesta violazione dell'art. 3 della nostra Carta Costituzionale: discriminazione per sesso, età, razza ... direi che ce n'è abbastanza, no?)

Di Newton, come dicevo, mi fa rabbia la mancanza di coraggio.

Quel pierineggiare pallido e assorto, sempre trattenuto però, di uno che vorrebbe dire, ma soprattutto fare, delle maialate da bordello, ma la "morale" glielo impedisce.

La speculazione basata sul voyeurismo dell'osservatore che alla fine impone di ammantare tutto di "artistico", per non sentirsi pornografico e poter così parlare (e fotografare!) di sessoossesso senza sentirsi troppo in peccato mor(t)ale.

Nella sua opera non vedo nessuna vera dissolutezza, nessuna morale profondamente corrotta ma così umana da diventare, quella sì, vera arte, grazie alla forza d'urto corrosiva del genio.

Penso, tanto per fare qualche nome, a Nan Goldin o a Alberto Garcìa Alìx (dolorosamente tremenda la sua fotografia "El Rey"), al loro coraggio, che non stento a definire immenso, nel mostrare e, soprattutto nel mostrarsi, dopo giorni e notti di assoluta depravazione, senza infiginmenti, senza belletti, senza quella untuosa patina di perbenismo e benpensantismo tipici del borghesismo (al MoMA hanno abolito gli "ismi" ma io li adoro e continuo a usarli!).

Non una delle donne di Newton può anche solo lontanamente essere paragonata a quella leggendaria cortigiana che fu Kiki de Montparnasse. Come si possono dimenticare le sue labbra perfette, rese immortali da Man Ray, mentre si stringono al sesso di Paul Elouard?

Eh, mi direte voi a questo punto, ma Newton si occupava di pubblicità e di moda (ah! la moda! che cosa è poi? Magari ne parliamo un'altra volta), non faceva arte!

La sua era fotografia che doveva comunque servire a vendere, e per riuscirci doveva essere visibile e vista e non censurata e rinchiusa in oscure camere.

Insomma non è che potesse fare proprio come gli pareva, altrimenti  chi gli avrebbe mai commissionato il lavoro? Come a dire: scandalizzare sì, ma entro certi limiti, giusto per solleticare certi brividi, ma senza spingersi troppo oltre, un sado-maso-soft se vogliamo, così da incuriosire.










Ma, se "non faceva arte", allora perché ci ostiniamo a chiamarlo "artista" o anche "ilgrandemaestrodell'erotismo"?

E allora eccoci al vero punto: non è questione di fare l'enfant terrible. Non è questione di fare o non fare arte.

E', più prosaicamente, questione di attirare denari con una merce, il sesso appunto, che notoriamente da sempre "tira".

Basta parlar chiaro, no?

Alla fine, l'erotismo di Newton, così "intriso di etico", vacilla.

Non è altro che un sentimento spurio che tenta di surrogare il sentimento reale.

E finisce con il tradursi inesorabilmente in ridicolo.

Davvero l'immaginario erotico del figlio di un fabbricante di bottoni tedesco non vale un grammo di quello di un aristocratico debosciato francese ...

Di questa mostra ricorderò solo le scarpe e i piedi delle modelle.

Un vero supplizio.

Piedi gonfi, sgraziati, storti ...

E scarpe brutte, grosse, sporche ...

Articolo e fotografie a cura di Teresa Zanetti
Autore: batstef - Inviato: Dom 09 Feb, 2020 7:22 pm
Riflessioni assolutamente interessanti e stimolanti, come sempre Ciao
Autore: teresa zanetti - Inviato: Mar 14 Lug, 2020 1:00 pm
Grazie Stefano!
Se riesco a smuovere qualche pensiero sono solo felice!
Un caro saluto e grazie che mi segui!
Buona estate
Tere

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