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photo4u.it - Tutorial
Cosa si intende per Street Photography
autore: frank66
ricerca iconografica: belgarath

Cercare di definire un genere fotografico come la Street Photography comporta la consapevolezza che ogni possibile definizione si riveli comunque insufficiente, non in grado di coprire la molteplicità delle situazioni possibili.
Se qualsiasi tentativo in questo senso risulterà inevitabilmente limitativo, nondimeno sarà utile per comprendere la filosofia che sta dietro alla pratica e alla passione per questo affascinante genere fotografico.

Un primo approccio potrebbe essere quello di cominciare col definire quello che non è Street Photography. Inizieremo quindi col dire che una foto non è street o, meglio, non è necessariamente street solo per il semplice fatto di essere scattata in strada.
In realtà si può fare street in aperta campagna, così come in un luogo chiuso, sia esso pubblico o privato.

Cosa si dovrebbe quindi intendere per “strada”?
Si può definire “strada” qualsiasi contesto e situazione non costruita e non messa in posa dal fotografo nella quale, in prima battuta, soggetto della foto sia l’uomo, il suo agire ed il suo interagire con l’ambiente e con il prossimo.

La prima parte di questa rozza definizione significa essenzialmente che il motivo che spinge il fotografo a puntare la sua fotocamera e scattare è qualcosa che sta accadendo in quel preciso istante davanti a lui ed indipendente dalla sua volontà. Al fotografo compete la scelta ed il “potere” di fissare tale momento, in maniera che non vada perduto nel fluire dell’azione.
Abilità del fotografo sarà quella di restituire nella foto qualcosa di significativo, che magari solo il suo occhio allenato riesce a cogliere, cosicché chi guardi la foto non si trovi davanti ad una scena consueta, ma scorga un aspetto inaspettato e sorprendente, in grado di trasmettere un messaggio.
L’abilità di un bravo fotografo street sarà quindi riuscire, nell’apparente casualità di un’azione in fase di svolgimento, a catturare quel preciso istante in cui tale casualità sembra cessare di esistere (il classico “attimo irripetibile”) e nel quale tutti gli elementi della scena si compongono magicamente all'interno del riquadro del mirino.

Affermando invece che il soggetto debba essere l'uomo ed il suo interagire con l'ambiente non si vuole limitare la street alle solo foto che ritraggano una o più persone. Il concetto va infatti esteso a tutto ciò che entra a far parte della vita quotidiana dell’uomo, interagendo con lui a vari livelli. Ecco quindi che possiamo parlare di fotografie street che includano animali, così come oggetti, a patto che siano in grado, pur non mostrandolo, di suggerire ed evocare la presenza, l'esistenza o la mano dell’uomo.

Fatte queste premesse, il campo sembrerebbe allargarsi notevolmente e la confusione sulla caratterizzazione del genere farsi preoccupante. E’ giunto quindi il momento di mettere alcuni paletti, sempre tenendo in considerazione che le sfumature tra un genere fotografico ed un altro possono essere anche ampie.
Autore: hamham - Inviato: Dom 21 Set, 2008 12:56 pm
Abbiamo parlato di “uomo” e “ambiente”. Da questi due elementi possiamo partire per una prima definizione di street, che potremmo chiamare “pura”, cioè quella dove entrambi gli elementi concorrono in eguale misura a costruire il centro di interesse, quindi il soggetto stesso della foto.
Tipico esempio sono quegli scatti dove si mostrano effetti illusori, spesso ironici, di interazione tra manifesti o cartelloni stradali e passanti. In questo genere di foto, l’intervento creativo del fotografo è particolarmente evidente, in quanto la scelta del punto di ripresa e di altri accorgimenti compositivi e tecnici risulta essenziale per la buona riuscita dell’effetto.


(Trent Parke)


(Richard Kalvar)
Autore: hamham - Inviato: Dom 21 Set, 2008 12:57 pm
Altra tipologia di fotografia street è il cosiddetto “ritratto ambientato”. Possono rientrare in questa categoria sia i ritratti “rubati”, che quelli scattati a persone consapevoli, sempre che siano colte durante una loro occupazione “spontanea”, come ad esempio l’attività lavorativa, ma in nessun caso (e su questo bisogna essere chiari) messi in posa o ripresi in un set che non sia quello reale in cui già si trovavano ad agire prima dell’intervento del fotografo.
In tali tipologie di street l’ambiente, o contesto, potrà avere un ruolo più o meno importante ai fini ”narrativi”. In linea di massima potremmo dire che se il contesto non è riconoscibile o comunque non aggiunge elementi significativi che arricchiscano di nuovi contenuti la rappresentazione della persona, la foto sarà di fatto classificabile come un “semplice” ritratto, altrimenti potrà essere considerata una street a tutti gli effetti.
I due scatti che seguono illustrano questi opposti estremi.



(Christophe Agou)



(Bryn Campbell)
Autore: hamham - Inviato: Dom 21 Set, 2008 12:57 pm
Continuando con la casistica, arriviamo agli scorci di strada ed alle “vedute urbane”. Spesso fotografie di questo genere, con o senza persone, vengono superficialmente considerate street per il solo fatto che proprio la strada sarebbe oggetto dello scatto. In realtà, per i motivi già accennati in precedenza, tali foto possono anche essere molto lontane dal genere street ed assomigliare invece, per impostazione, più ad un paesaggio. La discriminante è in teoria piuttosto semplice, anche se alcune volte non oggettivamente riconoscibile; se l’eventuale presenza umana assume un ruolo prettamente compositivo, ma nessun gesto, azione, espressione particolare è stata colta che sia in grado di rappresentare il vero centro di interesse della fotografia, allora non si potrà parlare propriamente di street, ma di paesaggio urbano.
Ecco alcuni esempi di scatti correttamente collocabili nel genere street:



(Otto Snoek)



(Trent Parke)
Autore: hamham - Inviato: Dom 21 Set, 2008 12:58 pm
Altre volte avremo rappresentazioni urbane dove la figura umana non viene esplicitamente rappresentata, ma la sua presenza è comunque suggerita da qualche altro elemento presente, tanto che l’osservatore è in grado comunque di immaginare una storia. In questi casi la natura street dello scatto sarà comunque rispettata.



(Bryn Campbell)



(David Gibson)
Autore: hamham - Inviato: Dom 21 Set, 2008 12:58 pm
Una tipologia di street che merita di essere menzionata è quella di stampo “documentaristico” (virgolettato perché non sia confuso con il fotogiornalismo, che è tutt’altra cosa). Questa si differenzia dalla street che abbiamo definito “pura” per un minore coinvolgimento creativo del fotografo in fase di individuazione del soggetto.
In altre parole, se nella street “pura” si cerca spesso di trarre motivo di interesse da una situazione che può apparire del tutto ordinaria e quotidiana, nelle foto “documentaristiche” il soggetto si suppone che sia particolare o inconsueto di per sé (tenendo ovviamente conto che il concetto stesso di inconsueto è comunque relativo all'osservatore). Questa facilità di individuazione di un soggetto interessante non significa, ovviamente, che non si debbano cercare spunti originali in fase di inquadratura, composizione ed accorgimenti tecnici di vario tipo, pena una foto comunque poco significativa.
Ecco ancora degli esempi validi:



(Gus Powell)



(Amani Willett)
Autore: hamham - Inviato: Dom 21 Set, 2008 12:59 pm
Una sottocategoria (molto rappresentata) delle street di tipo documentaristico comprende le foto di viaggio. Queste immagini hanno un interesse intrinseco spesso associato all’esoticità dei soggetti rappresentati (sia persone che ambiente).
E’ opinione comune che tali fotografie siano in qualche modo “facili”, in quanto il loro fascino sarebbe indipendente dall’abilità del fotografo. In parte questo è vero, ma, esattamente come di fronte ad ogni altro soggetto, il fotografo street “in viaggio” dovrà cercare una modalità di rappresentazione originale, o almeno un rigore formale tale da differenziare la propria foto dai frettolosi scatti turistici o dalle classiche foto ricordo.
Non dimentichiamoci che, ormai, praticamente ogni luogo o popolazione della Terra è già stata documentata fotograficamente; molti dei soggetti che andremo a riprendere nei nostri viaggi saranno perciò “inflazionati”. Ecco che le immagini di viaggio veramente riuscite, capaci di suscitare interesse ad un osservatore esterno, saranno solo quelle in cui, oltre ad essere presente la massima cura formale possibile (minimo comune denominatore di ogni buona foto), emerga un reale coinvolgimento emotivo del fotografo rispetto al contesto rappresentato, una sincera empatia verso le persone ritratte.



(Thomas Cristofoletti)



(Thebenoz - Davide)


Al di là degli esempi proposti, che naturalmente sono in grado di rappresentare solo una minima parte di una casistica ben più ampia, potremmo concludere che, in fondo, ciò che caratterizza la fotografia street, ancor prima della tipologia di soggetto rappresentato, è una ben precisa “forma mentis” del fotografo.
Si tratta di una vera e propria filosofia che guiderà la ricerca fotografica verso un obiettivo al tempo stesso umile ed ambizioso. Umile in quanto non c’è niente di più semplice che fotografare qualcosa che fa parte del vivere quotidiano (nel nostro o nell’altrui ambiente). Ambizioso perché si ripropone, fissandone un istante, di rappresentare nientemeno che la “vita” nelle sue molteplici manifestazioni, siano esse gioiose, tragiche, ironiche, drammatiche, malinconiche, buffe o grottesche.
Autore: hamham - Inviato: Dom 21 Set, 2008 1:00 pm
Come nasce “sul campo” una street.

Spesso si pensa che la Street Photography sia sinonimo di "istantanea", di foto scattata al volo, senza pensarci troppo, o addirittura senza inquadrare, per timore di essere notati e non "inquinare" la scena.
Questo, pur potendo -come vedremo- verificarsi, non è affatto una caratteristica del genere: spesso e volentieri infatti le più riuscite foto street sono il frutto di un vero e proprio lavoro di "regia". Su questo punto è bene però essere chiari: regia non significa mettere in posa le persone per costruire la scena voluta, ma scegliere, per così dire, il palcoscenico naturale sul quale involontari attori si trovano a recitare a nostro beneficio.
Ecco che non sarà infrequente che il fotografo street si produca in veri e propri appostamenti, in quanto, previsualizzata una composizione, aspetterà che la scena si componga sotto i suoi occhi, così come l'aveva immaginata.
Ovviamente tutto ciò è soggetto ad ampi margini di incertezza e variabilità: avendo a che fare, come detto, con "attori inconsapevoli", le possibilità in strada sono praticamente infinite ed in realtà non si è mai sicuri del contenuto del nostro prossimo scatto. Al fotografo di strada è perciò richiesta una notevole flessibilità mentale e tecnica che gli permetta di cambiare idea all'ultimo momento sia sul soggetto che sulle modalità dello scatto.

Non sempre il fotografo di strada agisce con la previsualizzazione della scena. Molte situazioni richiedono infatti che lo scatto sia eseguito più o meno al volo, pena la perdita dell’“attimo fuggente”. In questi casi è richiesta velocità di reazione e capacità di comporre istintivamente. Comporre, e non semplicemente inquadrare, significa, ad esempio, riuscire a valutare in un secondo quali elementi all’interno del mirino siano da enfatizzare, in quanto funzionali alla resa del soggetto, e quali siano da porre in secondo piano o evitare in quanto potenziali fattori di disturbo.
Questo tipo di foto, scattate “al volo”, è ovviamente il più critico in termini di risultato estetico-formale, proprio perché caratterizzato da uno scarso grado di libertà del fotografo sul controllo degli elementi presenti nella scena.
C'è da dire che se l'attimo catturato è estremamente significativo, l'attenzione dell'osservatore sarà comunque catturata e gli aspetti formali resteranno in secondo piano. Ad ogni modo non dimentichiamoci che un bel momento colto ma semplicemente “inquadrato” ed un bel momento colto ritratto con tutti i crismi possono produrre due fotografie qualitativamente molto diverse. La fotografia del genere street non cessa di essere una fotografia, è bene ricordarlo.

Chi scatta in strada sente spesso il desiderio di potersi rendere invisibile. Effettivamente in alcuni casi questa soluzione sembrerebbe l'unica in grado di garantire lo scatto desiderato, ma, siccome lo scomparire dalla vista non è materialmente possibile, cerchiamo di essere pratici e vediamo come possiamo invece sfruttare a nostro vantaggio il fatto di non riuscire (quasi mai) a passare inosservati.
Il trucco è semplice; se non riusciamo a nasconderci cerchiamo allora di farci notare.
Le reazioni delle persone in strada alla vista di un fotografo che punta verso di loro la macchina fotografica in maniera franca (possibilmente accompagnando il gesto con un sorriso gentile o con un'espressione del tipo "mi permette" ?) possono essere diverse. In alcuni casi non troppo amichevoli, in altri casi reazioni di divertita collaborazione. Nella maggior parte dei casi non ci sarà alcuna visibile reazione, o al massimo una flebile curiosità. A meno di non rientrare nel primo caso, per cui è buona norma rinunciare allo scatto con un gesto di scuse, in tutte le altre situazioni porteremo a casa la foto.

Spesso ci si chiede se la persona che si renda conto di essere fotografata e magari guardi in macchina, renda la foto meno "vera". Anche questa è una falsa credenza. Si può facilmente notare come, in moltissimi casi, sia proprio uno sguardo in camera ad arricchire l'immagine di un forte centro di interesse. Il motivo è facilmente intuibile; se l'osservatore della foto si sente a sua volta "osservato" dal protagonista dello scatto, si sentirà più facilmente "parte della scena" e quindi maggiormente coinvolto livello emotivo.



(Andy Morley-Hall)



(Joel Meyerowitz)


A chi obietti che la persona che si accorga della presenza del fotografo possa assumere atteggiamenti "non spontanei" vorrei suggerire questa riflessione: ogni espressione assunta alla vista del fotografo sarà, per definizione, spontanea, in quanto dal soggetto "istintivamente scelta" (perdonatemi l'ossimoro).
In molti casi un'espressione assunta volontariamente è in grado di riflettere il carattere del soggetto più di un'espressione casuale, “di transizione”, colta nella frazione di secondo dello scatto di un otturatore.
Va da sé che se il fotografo di strada si spingesse fino al punto di chiedere al soggetto di mettersi letteralmente in posa (magari suggerendo anche un’espressione, o scegliendo lo sfondo, la luce, ecc, insomma, creando un set come se fosse in studio), allora la foto scattata non potrebbe più essere considerata una "street".
Autore: hamham - Inviato: Dom 21 Set, 2008 1:00 pm
Valorizzazione del soggetto

Il concetto di soggetto in fotografia prevede che questi venga identificato come tale da chiunque si trovi ad osservare l’immagine, indipendentemente dal grado di coinvolgimento emotivo od apprezzamento puramente estetico (aspetti che dipenderanno in larga misura da una serie di fattori di natura personale).
Una foto dove il soggetto sia chiaro solo all'autore è per definizione un fotografia mal riuscita, in quanto non riesce a comunicare.
In una fotografia il soggetto dovrebbe essere sempre chiaramente rappresentato.

Le assunzioni fatte sopra possono apparire tanto ovvie, quanto astratte.
Cerchiamo quindi di approfondire un po’ il concetto.

Pensiamo ad esempio a tutte le volte che abbiamo fotografato uno scenario (un paesaggio, come una scena di strada) che avevamo di fronte e che ci appariva in quel momento significativo per poi, di fronte alla foto stampata, trovarci delusi a pensare "dal vero sembrava interessante, ma in foto non rende".
Di fronte a questi casi dovremmo pensare che forse non è il soggetto a non rendere in foto, bensì la foto (e di riflesso il fotografo) che non riesce a valorizzare il soggetto.

Seguendo un approccio pragmatico, per comprendere meglio il concetto di soggetto in fotografia si può proprio partire dal domandarsi perché qualche volta una foto "non rende".
Quando qualcosa colpisce la nostra attenzione il nostro sistema occhio/cervello si concentra su quel particolare, in qualche modo isolandolo dal resto, che rimane al limite, confinato nella cosiddetta "visione periferica” (volgarmente detta "coda dell'occhio). Se in quel momento scattiamo una fotografia, la nostra fotocamera registrerà invece in maniera “indifferente” ogni particolare di quello che rientra nel suo campo di ripresa; a differenza di quello che percepiamo, nessun filtro verrà applicato agli elementi della scena. Quando ci troveremo ad osservare la fotografia potrà invece capitare che tutti gli elementi si presentino all'occhio in maniera paritaria, cosicché quello che in origine aveva attratto la nostra attenzione (e che credevamo fosse la sola cosa che abbiamo fotografato) risulta invece disperso in mezzo a molti altri elementi poco significativi, o come si dice, di disturbo.
Quello che è successo è che ciò che avevamo identificato come soggetto al momento dello scatto, non risulta più tale nella fotografia, o quantomeno risulta indebolito.

A questo punto il meccanismo di funzionamento del soggetto è svelato e ciò che ci resta da fare è trovare un modo per cui il nostro soggetto "mentale" (quello che riteniamo tale al momento dello scatto) finisca per coincidere con il soggetto della fotografia. Dobbiamo in pratica cercare di sfruttare i mezzi a nostra disposizione per emulare quel filtro mentale che agiva al momento dello scatto, isolando il “nostro” soggetto da tutto il resto.
Ed i mezzi a nostra disposizione altro non sono che la tecnica fotografica intesa nel senso più ampio, cioè l'intero bagaglio di conoscenze del fotografo, che va dal sapere ad esempio come si gestisce la profondità di campo, alla padronanza delle regole della composizione, al bagaglio culturale e alla sensibilità personale e capacità espressive, fino all’imponderabile estro "artistico" (per chi lo possiede).

Per fare esempi concreti, una messa a fuoco selettiva può in certi casi essere più che sufficiente ad isolare l’elemento soggetto ed accentrare interesse su di esso. Così come il posizionamento del soggetto in un punto di forza del fotogramma, in base ai principi della composizione, o la scelta di un punto di ripresa particolare, o ancora un uso espressivo dell'esposizione, del mosso, la diversa gestione del contrasto, dei cromatismi o della gamma tonale nel b/n.



(Joel Meyerowitz)


Parlando di fotografia street non dimentichiamoci però che, ancora prima dell'applicazione di queste scelte formali, la scelta dell'attimo giusto riveste un ruolo basilare, e questa scelta spesso è condizionata dalla sensibilità personale del fotografo, dal suo "saper vedere" le cose ed al di là di esse.
La stessa capacità di identificare un soggetto rappresenta di fatto un'abilità che si sviluppa, si educa ed affina con il tempo, in un processo di crescita che vede l'esperienza sul campo affiancarsi alla crescita culturale ed umana del fotografo.
Autore: hamham - Inviato: Dom 21 Set, 2008 1:02 pm
Aspetti formali e contenuto nella Street Photography.

Abbiamo detto che la fotografia street vive prevalentemente di contenuti significativi, in confronto ai quali gli aspetti formali possono anche passare in secondo piano. Il concetto è facilmente comprensibile ma, aggiungerei, spesso male interpretato o distorto.
Mi riferisco alla diffusa convinzione che il rigore formale sia inutile o addirittura controproducente in quanto toglierebbe veridicità allo scatto. O addirittura che l’applicazione delle cosiddette "regole" della composizione rappresenti un limite alla creatività del fotografo.

L’assunzione che gli aspetti formali siano di secondaria importanza andrebbe in realtà letta in questi termini: il metro di misura con cui si giudicano i difetti formali in una foto street e' in generale molto diverso da quello applicato alla maggior parte degli altri generi fotografici.
Per fare degli esempi concreti, se in un ritratto in studio un capello che passa davanti agli occhi della modella può rappresentare un grave difetto, in un "ritratto street" lo stesso livello di "gravità" si otterrebbe con un palo della luce. O se un leggerissimo fuorifuoco o micromosso può essere sufficiente a far cestinare senza indugio una macrofotografia, lo stesso difetto in una street può passare letteralmente inosservato.
Questa differenza di metro di valutazione degli aspetti formali è innegabile, ma è cosa ben diversa dall’affermare che nelle fotografie di strada ogni difetto possa essere tollerato. La ricerca della pulizia formale e del rigore compositivo dovrebbero guidare sempre la nostra ricerca fotografica, anche come appassionati di street.
Va da sé che nel caso della street il limite di questa ricerca coinciderà con la perdita della capacità di cogliere l'attimo. Nella maggior parte delle situazioni reali, la scelta di compromesso è la norma.

Nonostante ne condivida in parte la modalità di approccio al soggetto, la street è altra cosa rispetto al fotogiornalismo. Nel fotogiornalismo la documentazione "oggettiva" (per quanto possibile) della realtà dovrebbe essere obiettivo primario, di fronte alla quale il lato estetico può al limite non essere preso affatto in considerazione.
Nelle street il contenuto rappresentato, per significativo e particolare che sia, difficilmente riesce ad essere sufficiente e, se la composizione è decisamente carente o la tecnica particolarmente lacunosa, l'immagine intera ne risulterà penalizzata.
Questo accade perché spesso il soggetto tipico di una street non è interessante di per sé, ma la sua forza scaturisce dalla costruzione narrativa che il fotografo riesce a creare intorno ad esso, il modo con cui ce lo presenta, il punto di vista originale. In altri termini, il fotografo di strada non si ripropone necessariamente di essere "obiettivo" di fronte alla realtà, ma, anzi, spesso gioca nel creare effetti illusori, nel mostrare una realtà che non esiste, in maniera del tutto simile a quello che farebbe un prestigiatore o un illusionista di fronte al pubblico.
Per fare degli esempi, una persona colta di spalle e con la testa china potrà essere rappresentata dal fotografo come un "uomo senza testa", oppure, in virtù del punto di ripresa, una statua sembrerà fissare perplessa un passante colto in una posizione bizzarra.



(Joel Meyerowitz)



(belgarath)
Autore: hamham - Inviato: Dom 21 Set, 2008 1:03 pm
Gli esempi sono infiniti, ma ciò che è importante sottolineare, ed in questo sta la differenza con il prestigiatore della metafora, il trucco deve essere contemporaneamente presentato e svelato. Se così non fosse verrebbe a mancare l'aspetto di veridicità e di comunicazione diretta ed "onesta" che sta alla base del modus operanti del fotografo street.

Approfondendo un poco l’analisi sulla relazione forma-contenuto possiamo vedere che, analogamente a quanto accade nella comunicazione verbale dove una stessa frase può assumere connotazione diversa a seconda del tono con cui viene pronunciata, nel caso del linguaggio fotografico diverse modalità espressive applicate alla stessa realtà determineranno variazioni nel modo di percepire tale realtà da parte dell'osservatore.

In altre parole, la forma modifica il contenuto.

Uno scorcio di strada con una persona che cammina potrà diventare, a seconda dei casi (quindi della scelte formali del fotografo), un ritratto ambientato (cioè la raffigurazione di quella persona specifica) oppure una "rappresentazione” di una generica persona, giovane o vecchia, ricca o povera, allegra o triste ecc. o ancora una "documentazione" di un gesto che la persona sta compiendo, o di un'espressione particolare. Soggetto della foto potrebbe essere non la persona in quanto tale, ma un'interazione, reale o "illusoria" tra tale persona ed altri elementi dell'ambiente; la foto potrebbe anche risultare “evocativa", agendo prevalentemente sulla sfera emotiva dell'osservatore grazie a un'atmosfera particolare catturata o un gioco di luci/ombre, o infine rimanere semplicemente una rappresentazione di uno scorcio, dove la figura umana va principalmente a rappresentare un elemento di arricchimento compositivo di un "paesaggio urbano".

In sintesi, contenuti diversi originati dalla rappresentazione della stessa realtà mediante modalità fotografiche differenti.

Abbiamo detto che la filosofia della Street Photography potrebbe essere sintetizzata con l'idea di mostrare le cose di tutti i giorni attraverso occhi diversi; la quotidianità non manipolata ma resa interessante per la modalità originale con cui è rappresentata, ovvero l'insieme degli accorgimenti compositivi e tecnici applicati dal fotografo, sia in fase di scatto che in post-produzione.

In questo senso possiamo affermare che non esiste una reale separazione tra "forma" e "contenuto". I due concetti non sono alternativi ma piuttosto complementari, in particolare nella street.
La foto "bella" è una perfetta sintesi tra i due.
Autore: hamham - Inviato: Dom 21 Set, 2008 1:04 pm
Considerazioni sui titoli

Parlando di fotografia, quindi di una forma di comunicazione mediante immagini, la questione dei titoli non sembrerebbe a prima vista particolarmente rilevante. Tuttavia vale la pena di sottolineare che ogni qual volta si associa un titolo ad una fotografia, o si abbina una fotografia ad un testo, a livello comunicativo si sta di fatto aggiungendo qualcosa rispetto al semplice messaggio fotografico. Questo qualcosa potrà avere un peso ed un effetto diverso sul “messaggio globale” che arriverà all’osservatore. E’ quindi bene tenere presente che l’utilizzo di un titolo o di un testo a supporto di uno scatto avrà sempre un effetto, più o meno marcato, ma mai del tutto “neutro”.

La fotografia street è per sua natura caratterizzata da contenuti mostrati “in chiaro”, che non dovrebbero necessitare di ausili e supporti interpretativi.
L’immediatezza del messaggio è una delle caratteristiche principali di questo genere fotografico nel quale, in linea generale, si cerca di rappresentare più che evocare e mostrare più che suggerire.

In Street Photography, nella maggior parte dei casi, i titoli potrebbero essere considerati del tutto superflui.

Gli effetti di un titolo sono legati, abbiamo detto, all’aspetto comunicativo; il principale rischio in cui si può incorrere nella scelta di un titolo per una street è quello che chi guardi la foto si senta, suo malgrado, guidato o addirittura forzato nella lettura dell'immagine.
E qui si aprono diversi scenari.

Il titolo potrà ad esempio apparire all’osservatore semplicemente superfluo nel caso in cui non aggiunga niente che non sia già evidente nella fotografia, o addirittura fastidioso, quando sia eccessivamente didascalico.

Oppure (caso ancora peggiore) potrebbe suggerire qualcosa di diverso rispetto a ciò che oggettivamente emerge dalla fotografia, oppure riferirsi a concetti astratti associabili più alla soggettività e all'interiorità dell'autore piuttosto che al contenuto descrittivo della foto.
Questo meccanismo, che in altri generi è presente o addirittura ricercato, in street photography si rivela spesso deleterio, e l'osservatore si trova imprigionato in una contraddizione: la foto racconta qualcosa di assolutamente evidente e macroscopico, mentre il titolo indica qualcosa di diverso.
La comunicazione è fallita, o meglio si è cercato di comunicare con una modalità non consona alle caratteristiche del genere in questione.

Nei casi in cui la foto abbia oggettivamente una spiccata connotazione di carattere emotivo o evocativo, la scelta del titolo si fa ancora più delicata. E’ sempre buona norma evitare di suggerire, attraverso il titolo, la reazione emotiva che ci si aspetta che la foto sia in grado di suscitare nell'osservatore (ironia, comicità, malinconia, tenerezza).
Il rischio è quello di banalizzare la nostra immagine, di appesantirla di fastidiosa retorica, ma soprattutto di rovinarne irrimediabilmente l'effetto. Un po' come si rovina una barzelletta se ne si riassume il senso prima di raccontarla.

Da evitare in maniera particolare gli stereotipi alimentati dall'accoppiata titolo più foto. Esempi tipici sono "indifferenza" con mendicante ignorato dai passanti; "solitudine" con persona anziana seduta sulla panchina; "innocenza", con ritratto di un bambino; "attesa" con persona non intenta in qualcosa di particolare.

La misura dell'assoluta negatività di questi abbinamenti viene data dal fatto che in alcuni casi immagine e titolo si possono perfino appaiare casualmente, senza per questo cessare di essere plausibili.


(pocket)


Riassumendo, dall’analisi dell'insieme fotografia più titolo si possono trarre diverse considerazioni: se la foto ha bisogno del titolo per essere capita, allora il fotografo non ha lavorato troppo bene; se il titolo è ovvio rispetto al contenuto della foto, esso stesso è inutile; se il titolo suggerisce qualcosa di diverso rispetto al contenuto della foto, si può creare un problema a livello comunicativo.

Qual è allora il titolo "giusto"? Personalmente credo che in street il titolo più idoneo sia quello che, oltre ovviamente a differenziare efficacemente una foto dall'altra a puro scopo di archiviazione (pratica che potrebbe risultare non proprio banale in ambito digitale), risulti il meno invasivo possibile rispetto al contenuto dell'immagine. Un titolo il più possibile asettico, che non inquini troppo il contenuto della foto apparendo pretenzioso, didascalico o forzatamente originale.

Visto che parliamo di fotografia street, quindi spesso ambientata in strade o città, un buon titolo in molti casi potrebbe proprio essere l'indicazione del luogo geografico (es. “Milano, via tal dei tali”) oppure del suo genere (centro commerciale, stazione ferroviaria), magari aggiungendo una data di riferimento.
Titoli di questo tipo offrono informazioni aggiuntive allo scatto, magari soddisfacendo la legittima curiosità dell'osservatore sul “dove” o sul “quando” (informazioni in certi casi importanti, ad esempio negli scatti a contenuto prevalentemente documentaristico) una foto sia stata scattata, ma allo stesso tempo lasciando piena libertà nella lettura dell'immagine.

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