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photo4u.it - Tutorial
[i tutorial di P4U] Tutorial Architettura
Cos’è l’Architettura? E la foto di architettura?
autori: ZioMauri29 e Teo76

Per dirla come Leon Battista Alberti (1450): "Architettore chiamerò io colui, il quale saprà con certa, e maravigliosa ragione, e regola, sì con la mente, e con lo animo divisare; sì con la opera recare a fine tutte quelle cose, le quali mediante movimenti dei pesi, congiungimenti, e ammassamenti di corpi, si possono con gran dignità accomodare benissimo all'uso de gli homini."

Così come l’Architettura, anche la Fotografia è il perfetto connubio tra tecnica e arte. In particolare la Fotografia di una Architettura deve essere perfetta tecnicamente e in grado di comunicare la visione dell’architetto e/o quella del fotografo.

Cercherermo ora di esporre, in maniera quanto più semplice e chiara possibile, alcuni aspetti e alcune cose importanti prima di cimentarsi in tale tipo di fotografia, alcune fattori specifici da tenere in considerazione e altre tecniche particolari di ripresa.
Autore: hamham - Inviato: Ven 18 Lug, 2008 5:25 pm
La doppia esposizione (intesa come "effetto HDR")
Cerchiamo ora di dare chiarimento delle due tipologie sfruttando ancora gli ottimi tutorial preparati da Zanve (sulla doppia esposizione) e di un tutorial da nital.com sulla tecnica bracketing.

    ..Partiamo dallo scatto o meglio dagli scatti (3) ottenuti in successione quando si imposta la funzione a forcella detta anche BRACKETING (AEB), oltre ad attivare questa funzione attivo anche quella di BLOCCO DELLO SPECCHIO che si trova nelle funzioni personalizzate e che serve ad eliminare anche la minima vibrazione causata dal sollevamento dello specchio in fase di scatto.
    Tutto ciò ovviamente deve avvenire con la macchina saldamente posizionata sul cavalletto e a questo punto direi che risulta praticamente indispensabile anche uno scatto remoto per evitare di toccare il pulsante di scatto con il rischio di spostare l'inquadratura, altro consiglio è quello di salvare le foto in RAW per avere maggiore margine di elaborazione.

    Come vedremo in seguito le immagini ottenute dal bracketing andranno sovrapposte e per tanto è importantissimo che siano perfettamente identiche nell'inquadratura, ecco il perché di tutte queste accortezze.

    A questo punto abbiamo ottenuto i nostri tre scatti, la macchina era nella funzione AV, il diaframma molto chiuso che ci da la profondità di campo maggiore, non va modificato tra la sequenza dei tre scatti e ci consentirà anche abbinato ad un filtro polarizzatore e se necessario ad un filtro neutro di allungare i tempi di esposizione per ottenere l'effetto "seta" dell'acqua in movimento.

    Una volte scaricate le immagini sul computer le importo in APERTURE (Mac) dove, oltre a catalogarle, apporto le prime correzioni grossolane e dove decido quali immagini esportare in TIFF per la successiva "fusione" con PHOTOSHOP



    Ora possiamo aprire contemporaneamente le due foto cha abbiamo scelto e che secondo noi hanno l'esposizione migliore per primo piano e per sfondo/cielo con PHOTOSHOP. Selezioniamo la foto sottoesposta e con il il comando > select> all, poi copiamo e incolliamo la foto su quella sovraesposta.



    A questo punto sovrapponiamo i livelli con lo strumento Layer > Layer Mask > Hide all e ci troveremo la foto sovraesposta al livello superiore.



    Ora è giunto il momento più delicato e manuale di tutta l'operazione, scegliamo lo strumento PENNELLO (brush tool) impostiamo un diametro molto ampio con i bordi sfumati e con una opacità del 100%, tutti questi parametri non sono categorici e si possono variare a seconda della situazione e del risultato che vogliamo ottenere.
    Passiamo con il pennello nella zona che vogliamo correggere ( in questo caso il cielo bruciato) e vedremo cancellarsi il livello superiore per lasciare posto a quello inferiore(la foto sottoesposta)



    Cerchiamo di lavorare con precisione e in modo graduale per ottenere risultati più naturali possibili e una volta completato il lavoro fondiamo il livelli con lo strumento Layer > Flatten Image



    Ora che il lavoro più grosso è terminato possiamo passare a ritocchi quali: Timbro clone per la polvere del sensore, colori selettivi, luci e ombre, maschera di contrasto ecc ecc

    Ovviamente tutte queste regolazioni possono essere applicate alle singole foto anche prima dell'unione, un altro consiglio che posso dare è quello di non cercare di unire due immagini che hanno una grande differenza di luminosità per evitare di ottenere risultati troppo artificiosi.



    Con questo Tutorial spero di essere di aiuto a tutti quelli che si avvicinano per la prima volta a questo tipo di tecnica, tecnica che in sostanza consente di ottenere immagini esposte in maniera ottimale anche quando le condizioni di alto contrasto di luce (alba e tramonto ma non solo) non consentono al sensore della nostra fotocamera di impressionare l'immagine con la gamma dinamica che invece i nostri occhi riescono a trasmetterci.

    La foto usata per questo tutorial fa parte della mia galleria, la versione finale è questa:



    [@zanve]
Autore: hamham - Inviato: Ven 18 Lug, 2008 5:27 pm
La tecnica del bracketing
Per quanto riguarda la tecnica del bracketing, seguiamo il tutorial presente sul sito nital.it:

    Il risultato di un'esposizione corretta sono immagini di aspetto naturale e ben bilanciate, dove luci, ombre e toni intermedi hanno tutti dettaglio e contribuiscono a costruire una fotografia gradevole. Abbiamo anche visto che questo calcolo può essere fuorviato da una serie di fattori e abbiamo accennato a un sistema che ci permette di ovviare a eventuali errori di calcolo mediante l'esecuzione di più foto, ciascuna con un'esposizione leggermente diversa dalle altre.

    La tecnica prende il nome di bracketing, tradotto con "esposizione variata a forcella", e prevede l'esecuzione di almeno 3 foto separate tra loro da una forcella di sovra e sottoesposizione (tempo più lungo e più corto del previsto) che permette di "centrare" la foto perfetta. La tecnica è diffusissima nelle reflex a pellicola poiché offre un modo per cautelarsi contro errori di esposizione a fronte di un po' di spreco di pellicola. Nel mondo digitale non viene usata granché visto che esiste modo per controllare immediatamente la foto appena scattata e decidere se rifarla. Tuttavia non sempre è possibile rifare una foto e talvolta ciò che vediamo soddisfacente sul display della fotocamera si rivela insoddisfacente una volta proiettato su uno schermo più ampio, come quello di un PC, oppure stampato. Di conseguenza la presenza di un'esposizione variata a forcella costituisce una garanzia anche nel mondo digitale.

    È semplicissima da usare: si cerca innanzitutto se compare tra le funzioni offerte dalla nostra fotocamera, quindi si decide l'ampiezza della forcella (di quanto l'immagine debba essere esposta più e del dovuto). Se decidiamo che il valore della forcella è 1 da ripartire su tre foto, avremo la prima foto con l'esposizione corretta, la seconda esposta con il doppio della luce (ossia impiegando un tempo di posa doppio) e la terza con la metà della luce, cioè con un tempo di posa dimezzato. Poiché si tratta di differenze molto marcate, si offre spesso la prerogativa d'impostare una forcella con intervalli di 0,3 o di 0,7. Entrambe le fotocamere usate come esempio dispongono di questa funzione. Attivatela, selezionate il soggetto da fotografare, e cominciate a scattare, la macchina cambierà automaticamente le impostazioni di esposizione per una serie di 3 o 5 scatti così da costruire la forcella.
Autore: hamham - Inviato: Ven 18 Lug, 2008 5:28 pm
La composizione: è fondamentale!!! Bisogna pensare, valutare, vedere, spostarsi a dx, a sx, in alto, in basso, avanti, indietro, prendere tempo, tanto da lì non si muove! Occhio agli elementi di disturbo, persone (via le dita dal naso!), oggetti, linee cadenti o storte, prospettive. Si ha a che fare di solito con geometrie ben definite, linee parallele e perpendicolari, rispettiamole. E’ molto meglio fare subito la foto per bene, piuttosto che sistemarla poi in postproduzione.
Ovviamente non tutto ciò che è dritto deve rimanerlo per forza, ma se si decide di inclinare un’inquadratura, deve essere evidente l’intenzionalità (“giusta” o “sbagliata” che sia); a nessuno deve venire il dubbio che la foto sia venuta storta e on che sia stata fatta storta!

Per spiegare meglio il concetto di composizione, facciamo ancora riferimento ad un preciso tutorial scritto da Edgar, sul ''La perfezione formale nella fotografia''

    ..[..].. La domanda in effetti è lecità: quanto conta la perfezione formale in una fotografia? E’ essenziale?

    Naturalmente NON esiste una risposta definitiva e univoca, ma è necessario capire, di ogni genere fotografico, la propria intinseca estetica e di quali caratteristiche essa vive. Solo così potremo davvero valutare correttamente quale sarà l’impatto sul risultato finale di ogni parametro tecnico, e saremo anche in grado di giudicare le immagini di altri fotografi, basandoci su criteri motivati.

    Quindi quando osserviamo uno scatto, dobbiamo innanzitutto cercare di capire a quale genere appartiene. I generi sono ovviamente tanti, per non dire infiniti e quindi non possiamo pretendere di conoscerli tutti. Ma questo non è necessario, basta avere coscienza a grandi linee del tipo di fotografia a cui ci troviamo davanti e soprattutto andare subito a cercare di chiarire l’estetica che fa vivere quel tipo di foto. Poi qualcuno lo chiamerà minimalismo, qualcun altro astrattismo concettuale, ma poco importa.
    Il metodo migliore per identificare il criterio estetico chiave per un certo genere fotografico è capire di che cosa vive.
    Per chiarire meglio farò qualche esempio.

    Di che cosa vive la fotografia architettonica: ovviamente di linee, di superfici, di riflessi e ombre sulle facciate degli edifici stessi, di colori e di contrasti tra gli edifici e il cielo. Se questo è vero, allora automaticamente sarà anche facile risalire alle caratteristiche estetiche irrinunciabili che la fotografia a architettonica dovrà avere: gestione perfetta delle linee ( a meno che si voglia VOLUTAMENTE creare prospettive e punti di vista particolari, ma siamo alla gestione dell’eccezione), messa a fuoco eccellente, colore saturo e, dove sia presente il cielo, un adeguato contrasto, per far “staccare” gli edifici dal cielo stesso.
    Potrei continuare, ma credo sia chiaro il concetto. In questo caso la perfezione formale è sicuramente essenziale. Poi potremo salvare tutte le eccezioni “creative” che volete, ma esse devono essere DAVVERO giustificate e non semplicemente essere causate dal fatto che il fotografo non conosce la regola di evitare le linee cadenti negli edifici.

    Di che cosa vive la macrofotografia: di piccoli dettagli che sfuggono all’osservazione dei più e che il fotografo attento porta all’attenzione del pubblico. E’ ovvio allora che tali piccoli dettagli che “SONO” la fotografia, dovranno essere perfetti e dettagliati e “stupire” e colpire per la loro forma e colore e illuminazione. E la nitidezza dovrà essere “spietata”. Anche in questo caso la perfezione formale è irrinunciabile.

    Di che cosa vive la fotografia di paesaggio: di inquadratura, di contrasti di luce, di colori. E allora la perfezione di una inquadratura, la correttezza dell’esposizione e la capacità di attendere il momento in cui i colori sono i più espressivi, in cui la luce colpisce “quel” particolare dettaglio, con “quel” particolare colore, saranno tutti parametri essenziali e funzionali a un panorama impeccabile e con la marcia in più.

    Di che cosa vive il reportage: di attimi colti e “rubati” di atteggiamenti, di situazioni, di accostamenti drammatici o ironici, ma comunque diversi dal solito, di realtà anche brutale come i reportage di guerra. In una parola conta l’ ”attimo”. Qui allora la perfezione formale NON è essenziale. NON cestineremo certo le foto di Capa dello sbarco in Normandia, perchè sono “Slightly out of focus” leggermente fuori fuoco, come commentò all’epoca un redattore di Life!!!
    Il che non significa che se c’è perfezione formale essa fa schifo e la buttiamo, diciamo solo che non è essenziale, perchè non è quella che conferisce alla foto la sua significatività, la sua ragione d’essere.
    Mentre invece nei casi precedenti la perfezione formale FA l’immagine e ne costituisce l’essenza stessa.

    Per quanto riguarda invece il concetto delle linee cadenti, quando inquadri un edificio e questo non sta tutto nell'inquadratura, se inclini la macchina verso l'alto, nel tentativo di non tagliare la parte alta, causi una convergenza verso l'alto delle linee laterali dell'edificio stesso.

    Questo è dovuto ad un fenomeno geometrico, causato dalla prospettiva ripresa dal basso. Tale mancanza di parallelismo dei lati di un edificio, è "corretto" dal punto di vista geometrico, ed è lo stesso tipo di deformazione che vediamo anche con gli occhi quando guardiamo la sommità di un edificio dal basso. Però il cervello, grazie ad una serie di meccanismi psicologici di compensazione, non "vede" dal vivo l'immagine con le linee convergenti, ma appunto le compensa e ci dà la sensazione di vederle dritte.

    Sulla foto invece, che ovviamente registra fedelmente ciò che "vede" l'obiettivo, le linee sono rappresentate come convergenti.

    Questo fatto, chiamato in gergo fotografico "linee cadenti", è considerato nella fotografia architettonica un errore base d'inquadratura.
    In effetti i fotografi specializzati in architettura utilizzano obiettivi specializzati detti "decentrabili" o "shift" , che permettono, tramite una funzione di decentramento, di rendere le linee perfettamente parallele.
    Essi ottengono lo stesso effetto delle macchine cosiddette "a banco ottico", cioè quelle con soffietto e vetro smerigliato di messa a fuoco. [@EDgar]


    [Per rendere più chiaro il concetto, alleghiamo una immagine chiara del concetto appena espresso, immagine dell'utente ninja77, con subito a lato la correzione, seppure non precisissima, delle linee cadenti..]


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