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Mara di malgorzata sz. di Ferrara.Carlo



Il ritratto stretto.

Non ne sono un grande realizzatore, ciò non toglie che ne rimanga spesso affascinato dalla visione.

Mi sono cimentato più volte con questa tipologia fotografica, ne ho anche studiato possibili tecniche e dettami convenzionali.

Ho ottenuto scatti validi, con gli occhi perfettamente a fuoco, nitidi, tanto da sembrare di vetro.

Ho realizzato volti con una definizione tagliente, così tanto da poterci affettare il salame.

Trovo poi immagini come quella proposta da malgorzata sz. e tutto ciò che sapevo, cade nel vuoto.

Mi trovo a guardare l’occhio di questa modella e mi perdo nei suoi pensieri, nei miei pensieri, più che con mille occhi di vetro.

Mi dimentico della tecnica; mi dimentico che “La cosa più importante sono gli occhi a fuoco” mi dimentico “del taglio verticale” e “dello spazio vuoto a sx”.

Si potrebbe pensare ad una foto casuale, uscita così ma buona lo stesso.

Ciò che ci fa capire che invece ci sono scelte consapevoli e ponderate è la galleria dell’autore.

L’osservazione dell’insieme fa ben comprendere che non c’è casualità.

Non significa chiaramente che debba piacere, ma significa che l’autore ha un’idea in testa… e non è poco.

Mi sono ritrovato a condividere alcuni commenti lasciati sotto all’immagine e ne gioisco, perché ho letto emozioni.

E non le stesse.

Chi ha visto i ricordi ed il passato, chi ha visto purezza e chi come me vede intelligenza e spensieratezza.

Cosa chiedere di più ad una immagine?

Cosa chiedere di più ad un ritratto?

Diventa ciò che c’è di più simile al reale, quando il nostro sguardo incrocia quello di un’altra persona, per una attimo.

Dentro quell’attimo troviamo l’idea dei pensieri altrui e dei nostri.

Non è un momento “a fuoco”.

Non ci sono tempi che riescano a fermarlo, neanche 1/32.000 sec a iso 128.000 e f0,95.

Qualcuno potrebbe sostenere che il fascino dell’analogico è impagabile.

Davvero?

Perché effettivamente, con un buon lavoro di post produzione, si poteva ottenere egual risultato da una immagine digitale.

Ho così fatto un esperimento ed ho chiesto a mia moglie di darmi un parere sull’immagine.

Prima del parere, posso dire che mia moglie sta alla tecnica fotografica come io sto alla tecnica del cucito.

Ne è rimasta entusiasta, arrivando a definirla “di grande emozione”.

Non si è chiesta con che cosa fosse stata scattata, non si è lamentata della mancanza di messa a fuoco.

Comprendo così che il vezzo di ragionare tecnicamente sulle immagini ce lo permettiamo noi appassionati e che a volte ci facciamo trasportare da questa parte, tralasciando il contenuto.



Ovviamente è una generalizzazione, perché il fine dell’immagine può imporre scelte pregresse che prevedono un’importante componente tecnica.

Se così non fosse, non potremmo ammirare “La ragazza Afgana”.

Sappiamo che quando la tecnica e il contenuto incontrano l’esperienza, si creano capolavori.

Sappiamo anche che lo scatto fa parte di un reportage, con dettami professionali, con il fine di raccontare una storia specifica, un contesto ed una situazione.

Non si prefigge di raffigurare uno sguardo fugace.

Il mosso e il fuori fuoco, in passato, erano considerati errori, almeno per una vasta platea di fotoamatori.

Il tempo ha modellato questo concetto, lo ha adattato ai tempi, ha cercato innovazione attraverso questi “errori”.

Penso ad Antoine D’Agata fotografo dell’agenzia Magnum a cavallo tra reportage e “fine art” (visione degli scatti consigliata ad un pubblico adulto e fotograficamente formato) e prima di lui ad Ernst Haas sempre fotografo Magnum, sperimentatore del mosso e del fuorifuoco negli anni ’50 (qui la visione è più “facile”).

Senza andare oltralpe o oltre all’ocenao, possiamo fermarci all’italianissimo Efrem Raimondi.

Ecco dove si può ricondurre l’immagine proposta (con i dovuti distinguo), come in alcuni ritratti di Efrem a divi e personaggi politici (personalmente amo molto la foto a M. Draghi).

In conclusione, dopo aver sfiorato il filosofico, non possiamo che gioire per questa immagine.

Per questo regalo.

Perché ogni foto buona è un regalo dell’autore ai suoi osservatori.

Grazie.

Ferrara.Carlo




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Autore: Klizio - Inviato: Mer 03 Feb, 2021 4:14 pm
Gran bell’articolo Carlo e grande scelta fotografica.
Questa è una fotografia di grande intensità, davanti ad essa viene quasi spontaneo lasciar perdere aspetti come il perfetto fuoco sugli occhi, la dinamica del bn etc. etc..
Questa foto non si distingue per grande nitidezza, ma ciò non ne smorza la forza emotiva.
Com’era ? …. “l’emozione non ha voce” ...
Mi è capitato di scattare (con il cellullare!!) una foto a mia madre e mio figlio, lei dietro un vetro e mio figlio dall’altra parte, si era in periodo di lockdown, mia madre aveva un’espressione molto tenera verso il bambino, la foto, tecnicamente oscena, ha funzionato perché trasmetteva qualcosa di forte.
Era un’istantanea, una foto scattata per cogliere quel momento prezioso ed era tutto fuorché nitida e di qualità.
In quel caso avevo deciso di cogliere il momento tralasciando la tecnica.
Insomma, son stato consapevolmente un asino.
Ma questa foto no, è una cosa ancora diversa: qui – almeno credo – la morbidezza del dettaglio non è accidentale, non è un “difetto”, ma caratterizza l’immagine, che trasfusa in una versione dotata di tagliente nitidezza sarebbe diversa, molto diversa. Perderebbe il fascino dell’istantaneità, la leggerezza che si legge nella posa e nell’espressione della ragazza. Insomma sarebbe un’altra cosa.
Come credo lo sarebbe anche lo stupendo ritratto di Mario Draghi di Raimondi, che tu citi.
Foto perfetta nella sua “imperfezione”.
Ciao
Autore: Ferrara.Carlo - Inviato: Mer 03 Feb, 2021 6:09 pm
Grazie Klizio! Un PS ... l’articolo è stato scritto in tempi non sospetti, rispetto alla giornata di ieri. Non sono un influencers di Mattarella Smile Smile Smile Smile Smile
Autore: littlefà - Inviato: Gio 04 Feb, 2021 9:50 am
Bellissima lettura per un altrettanto bellissima fotografia. Mi piace quando Carlo dice che il ritratto "non è un momento a fuoco" ... Ecco credo sia questo che renda speciale incrociare il proprio mondo con il mondo di qualcun'altro, quegli attimi fatti di sfumature,sensazioni, emozioni, lette in sorrisi sguardi gesti... Complicità o chiusura,condivisione, ma anche incompatibilità o distanza...sempre e comunque emozioni. Credo che questo sia il fine ultimo di un ritratto efficace e riuscito, saper creare un contatto. E il ritratto di Mara questo lo fa,e lo fa molto bene...al di là di ogni ossessiva ricerca di tecnica impeccabile,ma con la leggerezza della spontaneità. Di nuovo complimenti a Malgorzata e a Carlo. Ciao
Autore: Ferrara.Carlo - Inviato: Ven 05 Feb, 2021 10:53 am
Grazie anche a te carissima!

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