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Ghirri e la sua lirica fotografica

di onaizit8

* * *

Mi capitò di vedere una mostra di Luigi Ghirri a Bologna installata nei padiglioni della zona della Fiera e rimasi colpito dal prestigioso allestimento e dal vasto spazio dedicato alle sue tante fotografie esposte che ripercorrevano massivamente tutto il periodo di produzione e tratte dai vari libri e argomenti da egli trattati. Ne rimasi affascinato. Si era negli anni ‘90
Salto in avanti nel tempo, siamo nell’ultimo giorno del 2022 e a Parma mi capita nuovamente di vedere una Mostra ad egli dedicata, in occasione del trentennale dalla sua prematura scomparsa, all’interno del Palazzo del Governatore dal titolo “Labirinti della visione” con esposte oltre 200 fotografie proveniente dagli archivi del CSAC https://www.csacparma.it/ ancora visibile fino al 26 febbraio.
Invariato il mio incanto di fronte alle sue “opere” fotografiche e alle sue poesie visive. Quando ne esco dopo due ore di visita ne sono ormai semplicemente ammaliato.
Cercare di definire sinteticamente in un redazionale per photo4u, che ringrazio ancora per l’occasione e la facoltà rilasciatami, la poetica fotografica e l’innovazione nell’ambito del mondo fotografico che essa ha apportato non è così facile ma anzi difficile e complessa.

Cercherò comunque di farlo ....




Comincerei a dire che “Luigi”, a mio modo di pensare e cogliere il suo stile, usa nella fotografia quella opacità lucida e romantica che sempre accompagna la stesura di un verso poetico ammantando le sue immagini di una patina distaccata e riflessiva che le addolcisce e le pervade della riflessione di pensiero che le produce e le coglie come viste attraverso un riflesso lenticolare della mente.

Sicuramente Luigi è un poeta del quotidiano, che narra con puerile e sincera purezza visiva, quasi mai interpretando il soggetto e la situazione narrativa che rappresenta, ma anche un poeta che usa un lessico appropriato per specificare e trasfondere ad una immagine la sua intuizione mentale.

Quasi sempre lo mostra con un atteggiamento di ricerca emozionale e come una pacata e attenta indagine del territorio che percorre a passi lenti, senza mezzi che non siano le proprio gambe, cercando di coglierne carattere e tradizioni, ma in maniera spontanea, poetica e lontana anni luce dalla fotografia di marketing territoriale e dalla pressante ricerca di conferire alla fotografie che scatta una matrice personale e diversa, vistosa come spesso accade nel mondo della fotografia ad egli contemporanea.

Lo porge all’osservatore come una umile perla nelle sue valve appena scoperta, con il suo pulito e immediato candore visivo che al momento dello scatto non ha bisogno di calcare di enfasi, né di interpretare, perché il lavoro a monte della sua forza di pensiero scaturente è già avvenuto nei prodromi della sua ricerca fotografica nata ben lontana dal momento in cui impugna la macchina fotografica che usa come un taccuino di riflessioni, di approfondimento e come una ricerca di domande piuttosto che di confezionamento di risposte.

Lo fa in maniera umile, quasi timida, senza la pretesa di risolvere un quesito ma ponendolo all’osservatore con il suo disarmante “dubbio” e lasciando ad esso il tentativo di formulare una risposta, personale e libera per ogni diverso individuo.

Lo fa con un uso del colore poco vistoso ed anzi quasi assorbito da una spugna che ne toglie il protagonismo per restituire con dovizia di particolari e con una immersione nel silenzio visivo la sua verità intelligibile e ferma, sospesa, interrogante.

Nelle sue immagine si vive una sorta di "fissità esistenziale”.

Il silenzio meditativo dona loro un senso di non luogo e non tempo.
Raramente è presente la figura umana. Le persone spesso sono inserite nelle immagini di spalle, come spettatori ma non protagonisti, costituendo un argomento accessorio alla sua situazione che il tutto visivo dell’immagine rappresenta.

Ghirri ha insegnato fotografia attraverso una importante attività svolta in occasione di seminari, incontri e conferenze. E’ stato inoltre docente di storia e tecnica della fotografia all’Università di Parma negli anni 1984- 1985. Mi immagino le sue lezioni cariche anche di filosofia del vedere e dell’esistere oltre alla didattica formale attinente alla materia insegnata e ritengo molto fortunati i suoi allievi. Il suo archivio fotografico contiene oltre 150.000 immagini fra negativi e diapositive di vario formato.
Da un autore che ha introdotto nel panorama della fotografia contemporanea al suo tempo una valenza visiva originale ed innovativa, che per certi versi io ritengo persino sommessamente sovversiva, ci si aspetterebbe che le movenze del suo credo fotografico nascessero da motivazioni complesse, difficili, eclettiche e geniali. Invece niente di tutto ciò.

Tutto nasce dal minimalismo del suo modo di vedere la vita e di fotografarla, dalla semplicità del suo pensiero artistico, dal suo sguardo, definito da Giovanni Catellani, più un “riguardo” che uno sguardo. Infatti come già ho espresso di fronte alle sue immagini si avverte come una sorta di timore, come una ricerca di mancanza di protagonismo da parte di chi sta dietro la macchina fotografica e di profondo rispetto, quasi una ritrosia.

Lui stesso afferma:

Nei viaggi non mi sono mai spinto troppo lontano. Ho viaggiato in varie Nazioni europee e in Italia e sempre durante le vacanze estive o i fine settimana. Quando viaggio, faccio due tipi di fotografie, quelle solite, che fanno tutti e che in fin dei conti mi interessano poco o niente, e poi le altre, quelle a cui veramente tengo, le sole che considero “mie” davvero. Nelle “mie” foto i soggetti sono quelli di tutti i giorni, appartengono al nostro campo visivo abituale: sono immagini insomma di cui siamo abituati a fruire passivamente ; isolate dal contesto abituale della realtà circostante, riproposte fotograficamente in un discorso diverso, queste immagini si rivelano cariche di un significato nuovo.
Ne possiamo allora fluire attivamente, cioè ne possiamo iniziare una lettura critica.
Per questo mi interessa soprattutto il paesaggio urbano, la periferia, perché è la realtà che devo vivere quotidianamente, che conosco meglio e che quindi meglio posso riproporre come “nuovo paesaggio” per un’analisi critica continua e sistematica. Per questo mi piacciono molto i viaggi sull’atlante, per questo mi piacciono ancora di più i viaggi domenicali minimi di tre chilometri da casa mia
.


Per meglio comprendere, poi, cosa anima dal pensiero fotografico del Grande Luigi voglio citare ancora uno stralcio da una sua considerazione scritta a mo’ di lettera aperta su cosa significhi per egli l’opera fotografica:

Oggi è martedì 30 ottobre 1984.

Sto scrivendo queste pagine dopo aver riflettuto a lungo nei giorni scorsi, per cercare di spiegare l’opera fotografica, per trovare una definizione.
Non mi è facile, anche se all’opera fotografica ho sempre pensato fin da quando ho iniziato. Anzi, forse ancora più indietro nel tempo, quando bambino guardavo l’album di famiglia o l’atlante geografico, un bellissimo atlante che intercalava alle carte geografiche pagine piene di fotografie di tutto il mondo.
Una piccola bibbia laica privata, una grande bibbia pubblica con la storia e i luoghi degli altri.
Forse questo è stato il primo incontro con l’opera fotografica. Questi due libri, così diffusi apparentemente scontati, contenevano le due categorie del mondo e lo rappresentavano come lo intendevo.
L’interno e l’esterno, il mio luogo e la mia storia; i luoghi e la storia del mondo.
Un libro per restare e uno per andare.


Ci appare chiara dopo questa dichiarazione la movenza istintiva e radicata del fotografare di questo uomo dell’Emilia che è divenuto un punto di riferimento, un cardine, per la fotografia del secondo ‘900 e che ha ispirato scrittori da inchiostro e scrittori della luce , amatori o professionisti, di ogni parte della terra.

Ghirri avvertita poi l’incalzare della fotografia elettronica, del digitale ma con saggezza filosofica sapeva porsi di fronte anche a questa realtà o insidia nascente per la fotografia e chi la professava. Sentite cosa scriveva al riguardo:

Le recenti tecniche visuali hanno provocato una mutazione della qualità dell sguardo, le immagini elettroniche, le tecniche video sembrano relegare la fotografia nella soffitta dell’antiquariato, ma nonostante tuttto, io credo che abbia ancora davanti a sé molto spazio, i luoghi, l’esterno, l’interno, tutto sembra essere attraversato da stimolazioni visive sempre più veloci e frequenti, ma questo ci impedisce di vedere con chiarezza. In mezzo a questo mare eterogeno, in questi luoghi che sono sempre di più totlae dominio del’esterno, tuttoè attraversato da stimolazioni visive sempre più veloci e frequenti, e queste nuove tecnologie hanno fatto saltare i circuiti delle rappresentazioni storicizzate e con questo la fotografia, che nell’arco di storia durato un secolo o poco più sembra avere esaurito la propria vicenda vitale.
Forse oggi stiamo assistendo attraverso il televisore al tramonto di una immagine del mondo, o di come lo abbiamo visto sino ad ora. Non possiamo vedere con certezza quello che avverrà dopo questo tramonto. La moltiplicazione sempre più vertiginosa, la stimolazione visiva sempre più veloce sembrano ricoprire tutto il mondo in maniera totalizzante, rendendo il nostro esterno di una densità e di una opacità indistruttibile e apparentemente incomprensibile.
Ma proprio in questo luogo eterogeneo, mostruoso e sterminato territorio dell’analogo, la fotografia può ritrovare una sua validità e necessità. La fotografia può essere un non marginale momento di pausa e di riflessione, un necessario momento di riattivazione dei circuiti dell’attenzione fatti saltare dalla velocità dell’esterno. Sarebbe ingenuo e sbagliato ritenere la fotografia come l’immagine statica di questo tramonto visto un esasperato “rallenty”, o un modo per fermare il tempo.

Penso invece che la fotografia oggi possa essere una immagine di equilibrio o di pacificazione, tra le rappresentazioni conosciute e quelle che saranno, fra la saturazione dell’esterno e il vuoto su cui cadono sempre più spesso i nostri sguardi.


Ancora un’altra riflessione che ritengo determinante tratta dagli scritti lasciati dal sommo fotografo:

La scelta della legittimazione artistica della fotografia ha fatto il resto, accompagnata dall’interminabile e sterile questione se la fotografia è arte oppure no. Da questo è nata la necessità di dover essere originali, creativi a tutti i costi, la disperata ricerca di nuovi alfabeti visivi, di un marchio di fabbrica, credendo che la legittimazione di autore o artista potesse avvenire perché questo imprime un editing visivo sul mondo esterno. Anziché accettare la sfida della complessità, la fotografia è entrata nel rigido spazio della riproduzione di se stessa. Un altro cortocircuito che ha interrotto il dialogo con il mondo esterno per un monologo tra specchi. Mi viene in mente una frase di Shakespeare: “che ironia della sorte, avere una vista così buona ed entrare in un vicolo cieco”.

Per uscire da questo vicolo cieco bisogna dare un taglio netto a tutta una serie di problematiche paralizzanti, e in primo luogo passare dalla fotografia di ricerca alla ricerca della fotografia.

Ricercare una fotografia che tenga conto della velocità impressa al nostro sguardo dalle nuove tecnologie, ma che contemporaneamente sia consapevole del carattere di fissità della fotografia e che richieda tempi di costruzione e lettura diversi e che gli sono propri.

Freud ha detto che potremmo rappresentarci lo strumento che esegue le nostre funzioni mentali come qualcosa che assomigli ad un microscopia composito o una macchina fotografica. Questa affermazione mi sembra in sintonia con quello che io penso della fotografia, una grande avventura del pensare e del vedere, un grande giocattolo magico che riesce a coniugare miracolosamente la nostra adulta consapevolezza con il fiabesco mondo dell’infanzia.

Sulla riuscita dell’applicazione di tali concetti e forme espressive nel lavoro instancabile di Ghirri non ho dubbi e anche ciò che è affermato in queste parole da Arturo Carlo Quintavalle sembra confermare la mia convinzione. Egli afferma infatti: "E’ singolare come le fotografie di Luigi Ghirri appaiono costruzioni senza tempo. Eppure, se le osserviamo, per ciscuna di esse individuiamo un riferimento, un momento essenziale preciso. "

Il 21 Luglio 1969 Ghirri volle scrivere queste riflessioni.

Nell’introduzione del mio libro Kodakrome scrivevo: Nel 1969 viene pubblicata da tutti i giornali la fotografia scattata dalla navicella spaziale in viaggio per la Luna, questa era la prima fotografia del Mondo. L’immagine rincorsa per secoli dall’uomo si presentava al nostro sguardo contenendo contemporaneamente tutte le immagini precedenti, tutti i libri scritti, tutti i segni decifrati e non. Questa che era sotto i nostri occhi non era soltanto l’immagine del mondo, ma l’immagine che conteneva tutte le immagini del mondo; graffiti, dipinti,scritture, fotografie, libri, video, film. Contemporaneamente la rappresentazione del mondo e tutte le rappresentazioni del mondo in una volta sola.



Su questa riflessione e su questa immagine concludo la mia ricerca sulla fotografia di Ghirri e paragonando l’immagine alla completezza che esprime sul tutto racchiuso in essa della Terra nella sua Unica accezione conglobante e visiva, la sua forma, la sua storia e il suo aspetto mi viene da pensare che se la Terra, il Mondo fosse per analogia e per metafora paragonato ad un Cuore…allora mi viene da pensare che l’indagine visiva e il lavoro svolto da Ghirri sia stato quello non di rappresentare i Ventricoli o le Arterie ma i più sperduti, infinitesimali e dimenticati “capillari” che preziosi e silenti gregari nella loro poetica umiltà si adoperano per diramare il sangue nel corpo con la sua energia e linfa vitale e per riportarlo ormai consumato e stanco di nuovo al cuore per una nuova riossigenazione vitale e magica.

Ecco alcune delle più importanti considerazione scritte sull’opera fotografica di Ghirri da importanti studiosi, giornalisti,personalità pubbliche, fotografi e artisti italiani.

E Luigi ha fatto questo: ha reso eterni una spiaggia, un casolare, un pioppeto, un fosso, lo spigolo di un muro, perché ha saputo cogliere l’attimo in cui queste cose appaiono nella loro essenza visiva che colpisce per la sua momentanea bellezza che noi però non sapremmo cogliere a meno che non sia un artista a farcelo notare.” (Daniele Benati)

Ciò che colpisce sempre di lui è la capacità di rendere straordinario ciò che i più considerano normale, unita all’abilità di conferire valore e importanza alle piccole cose” (Massimo Mezzetti)

Luigi Ghirri è stato uno dei più influenti fotografi europei cui si devono contributi e iniziative che hanno vivacizzato l’atmosfera della fotografia italiana dalla metà degli anni settanta in poi. Ghirri trasforma l’ordinario in metafisico, come se la macchina fotografica riuscisse a instaurare con i soggetti scelti una prossimità e un’intimità singolari.” (Giovanna Melandri”

Per parafrasare ancora una volta Rossi, Luigi Ghirri è un testimone di ombre, oggetti silenti, frammenti, paesaggi della mente e del reale. Come sosteneva Le Corbusier…bisogna avere occhi che sanno vedere e le fotografie di Luigi, invertendo il punto di vista, sono le immagini impresse nei suoi occhi. Occhi che sanno vedere.” (Margherita Guccione)

L’interesse che la figura del fotoamatore riveste per Ghirri è duplice: il modello amatoriale permette di prendere distanza da due figure tradizionalmente associate alla fotografia: quella del professionista e , im misura minore, quella dell’artista, due modalità che Ghirri fifiuta. Ghirri è arrivato alla fotografia attraverso la contemplazione delle immagini e per tutta la vita resterà un lettore di immagini – le sue come quelle degli altri- oltre a essere uno che le produce.” (Quentin Bajac)

Nei testi su Luigi Ghirri viene sempre evocata la figura del Flaneur, colui che gironzola per la città in uno stato di concentrazione involontaria, puntando la macchina fotografica su accadimenti nascosti, poco spettacolari e dunque anche su se stesso, sui propri riflessi della percezionee del pensiero.” (Bice Curiger)

Tornare a Ghirri per me è come rimettere in moto i pensieri, mi rimette sui binari. E’ come ripartire dalla base, da qualcosa di molto semplice e molto vero. E’ come se nelle sue fotografie ci fosse qualcosa di fondamentale, non tanto perché bello o interessante, quanto benefico e necessario. Ecco, Ghirri mi riporta a riscoprirla grandezza della semplicità”. (Vittore Fossati)

“Era un piccolo e grande mago che, quando guardava nel mirino della macchina, trasformava in ricerca di senso tutte le cose che vedeva per reinventarle senza enfasi o estetismi, stilemi o dogmi sulla certezza del linguaggio fotografico. Scrutava il mondo con lo sguardo, ma ancora prima con la mente.
” (Mario Cresci)

Il suo voleva essere uno sguardo capace di meravigliarsi, continuamente, ma con leggerezza, come quello di un bimbo che vede per la prima volta. Spesso dico ai miei allievi che Ghirri ha influenzato non solo la fotografia, ma il modo di vedere. Vediamo il mondo anche attraverso le sue rappresentazioni, con cui, poi, riformuliamo il linguaggio. (Andrea Abati)

E’ stato un grandissimo talento, uno dei migliori che abbiamo avuto. Mi spiace che non abbia avuto in vita tutto il riconoscimento che meritava. I riscontri più importanti sono arrivati solo Post Mortem”. (Franco Fontana)

10 foto di Ghirri































12 foto "Ghirriane" su photo4u.it


A questo punto era quasi normale e dovuto che facessi un riferimento ad alcune foto pubblicate sul nostro portale dai nostri membri di matrice “Ghirriana” o quanto meno con caratteristiche che ricordano certe sue formulazioni visive.

E’ stata una lunga e interessante ricerca (ed altre meriterebbero una menzione, magari nella seconda puntata), piacevole e curiosa da cui emerge che certe “impronte” e un certo stile hanno lasciato il segno anche nella fotografia amatoriale e che certi fotografi hanno imparato bene la lezione del Grande Luigi.


Autore: randagino - Inviato: Lun 13 Feb, 2023 11:29 am
Gran bel lavoro, Tiziano! Un applauso
Grazie di cuore.
E poi Ghirri (come Fontana) sono quegli autori che volente o nolente quando li conosci ti entrano sottopelle.
Compagni di viaggio...
Autore: onaizit8 - Inviato: Lun 13 Feb, 2023 8:00 pm
Grazie Alessandro, Mi fa piacere che tu abbia apprezzato questa analisi stilistica su Ghirri. Ci ho lavorato un bel po' con impegno e con vero interesse e passione.

D'altra parte la semantica Ghirriana e il suo stile inconfondibile semplice ma complesso lo richiedevano.

Spero che sia interessante anche per altri utenti del portale molto dei quali sicuramente conoscono Ghirri ma che possono trovare in questo redazionale qualcosa, magari, che non conoscevano già.

Un abbraccio. Tiziano
Autore: Francesco Ercolano - Inviato: Lun 13 Feb, 2023 9:48 pm
Un articolo meraviglioso, interessante ed appassionato.

Grazie di cuore per averlo scritto e condiviso con noi.

E grazie per aver incluso tra le foto a margine anche una mia.

Ne sono sinceramente onorato e felice.

Complimenti di cuore Tiziano e grazie ancora,

Franco
Smile
Autore: lodovico - Inviato: Lun 13 Feb, 2023 11:53 pm
Ottimo lavoro Tiziano!
Centrato, esaustivo, senza pesantezze.
Ghirri poi è un autore che merita di essere ricordato ogni tanto!
Una mia personale considerazione: qualcuna delle foto ghirriane degli amici di Photo4u è più ghirriana delle originali! Smile
Un saluto
Autore: 1962 - Inviato: Lun 13 Feb, 2023 11:58 pm
ultimamente sto scoprendo molti aspetti che non conoscevo del grande Luigi Ghirri, mi sono accorto che ha ripreso luoghi a pochi km da casa mia e dove abitualmente vado a fotografare, per questo credo sia quasi impossibile sfuggire alla strada che il grande autore ha tracciato con le sue opere fotografiche . Ho letto con estremo interesse questo tuo articolo e non posso che complimentarmi per la tua preparazione e competenza.
Sono onorato che tra le varie foto degli utenti tu abbia proposto anche un mio scatto.
Bravo Tiziano, e grazie a te ed alla redazione per queste interessanti ed istruttive iniziative
Un caro saluto
claudio Ciao
Autore: filippo de marco - Inviato: Mar 14 Feb, 2023 11:17 am
TIZIANO una tua relazione e lettura molto interessante a cui riservare molta attenzione, I MIEI COMPLIMENTI!! OTTIMO LAVORO!!
Ti ringrazio molto x aver inserito un mio scatto a cui tenevo particolarmente!
Un saluto Ciao
Autore: onaizit8 - Inviato: Mar 14 Feb, 2023 6:33 pm
Grazie Lodovico. Fa piacere il tuo riscontro.

Claudio, certe tue foto, nelle tue terre, hanno i connotati per "natura" stessa di certe foto di Ghirri. Grazie per i tuoi apprezzamenti al lavoro svolto.

Filippo. grazie mille. Era una foto molto centrata la tua, mi è piaciuto assai includerla.

Wink Ciao
Autore: batstef - Inviato: Mar 14 Feb, 2023 7:02 pm
Tiziano, è stato un piacere leggere questa interessantissima analisi dell'opera del grandissimo Ghirri. A me capita assai spesso di amare ed apprezzare un autore a pelle, senza comprenderne razionalmente il motivo. Il tuo scritto mi ha aiutato a dare un nome ed un cognome alle mie sensazioni e di questo ti sono davvero grato!
Aver incluso una mia foto nella galleria finale è un grande onore! Grazie Smile
Autore: Marco Deriu - Inviato: Mer 15 Feb, 2023 9:16 pm
bravissimo Tiziano, una lettura precisa che coinvolge un periodo fotografico storico, da ricordare, bravissimo.

ciao

Marco
Autore: rrrrossella - Inviato: Ven 17 Feb, 2023 6:53 pm
In ritardo ti faccio anch’io i miei complimenti Un applauso Un ottimo articolo, focalizzato ed esauriente Ok! Anche la scelta delle immagini, varie e multiformi, valorizza il lavoro, ed è interessante l’accostamento con le foto degli utenti.
Bravissimo! Ciao
Autore: onaizit8 - Inviato: Sab 18 Feb, 2023 8:07 pm
Batstef, Marco, Rossella....grazie di cuore anche a Voi. Sono molto gratificato. Tiziano
Autore: littlefà - Inviato: Sab 18 Feb, 2023 10:20 pm
Tiziano anche se in ritardo non posso non lasciare un pensiero anche io sotto questo esauriente e articolato lavoro. Ci hai messo impegno e passione e le ritroviamo a pieno nelle tue parole, per un' analisi interessante e coinvolgente. Un autore che sa affascinare, dalla produzione ricca e interessante , raccontato con scrupolo e dedizione. Complimenti e soprattutto grazie per il tuo lavoro Ciao
Autore: onaizit8 - Inviato: Dom 19 Feb, 2023 9:15 pm
Carissima Fabiana. il tuo ringraziamento e la tua opinione favorevole mi rende molto felice.

Spero di proseguire e di avere l'opportunità di farmi apprezzare ancora da te e dagli altri. Tiziano
Autore: redazione4u - Inviato: Mar 21 Feb, 2023 8:04 pm
Grazie di cuore Tiziano per questo tuo contributo.
Le porte sono sempre aperte... quando vuoi ...

.. e sono sempre aperte per tutti coloro che volessero progettare e pubblicare il loro articolo su un argomento fotografico.

Ciao Ciao

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