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photo4u.it - Libri
La mia vita intera (Mario Giacomelli)
La mia vita intera

di Mario Giacomelli (a cura di Simona Guerra)
Mondadori Editore

Ho letto un libro che, seppur modesto nelle dimensioni e sostanzialmente anche nel prezzo, è a mio parere grande nel contenuto, e non dovrebbe mancare nelle biblioteca di ogni appassionato di fotografia.
Lo pubblica Mondadori, a titolo: Mario Giacomelli. La mia vita intera.
E' curato da Simona Guerra, la nipote del grande fotografo italiano.

Nel febbraio del 2001 si tenne a Roma, al palazzo delle Esposizioni, una memorabile retrospettiva dedicata a Giacomelli, una delle mostre più importanti ed esaustive atte a celebrarne la lunga carriera. Quella carriera che lui non voleva mai definire tale, si schermiva talvolta dicendo che non era mai stato un fotografo professionista, anche se si contano più di 60000 scatti al suo attivo.
Il fotografo, settantacinquenne e oramai gravemente malato, si occupò della mostra personalmente e fino a che le forze lo sostennero. Pochi mesi prima, nel settembre del 2000, la nipote Simona, armata di registratore, si recò a casa dello zio, a Senigallia, sua città natale, e tenne un diario fedele di due mesi di incontri e di lavoro comune in vista dell'avvenimento.
Il 25 novembre dello stesso anno Mario, a seguito dei postumi di un ennesimo intervento chirurgico, si dovette arrendere alla malattia e morì.
Attraverso il paziente e rispettoso lavoro di revisione di ogni traccia, risposta, osservazione, nasce allora questa preziosa e toccante testimonianza scritta, il racconto di una vita che attraverso la fotografia trovò la sua espressione più alta e diede ad un uomo semplice, arcaico come in fondo Giacomelli stresso si definiva, la possibilità di comunicare le complessità di sentimenti e pensieri che un pubblico vastissimo ebbe modo di conoscere.
Spesso, nello svolgimento della scrittura che compone il libro, le confessioni riferite di Giacomelli appaiono, pur nell’apparenza di frasi compiute, come veri e propri flussi di coscienza, ondate di parole che escono di getto e con toccante intensità, dalle labbra di questo artista che spesso puntualizzava: io sono nato piccolo e piccolo resto, con idee piccole; non c'è bisogno di essere grandi.
Un uomo che spesso confessava di fotografare semplicemente i propri pensieri e, pur conoscendo ed avendo ben padroneggiato la tecnica della fotografia e della stampa, diceva di usare la sua fotocamera rigorosamente analogica (ebbe in fondo solo due apparecchi e sosteneva che quando la sua fotocamera avrebbe smesso di funzionare lui stesso avrebbe cessato di fotografare...) come si usa un cucchiaio per raccogliere la minestra dal piatto.
Il libro riporta naturalmente la biografia e la storia del primo apprendistato di Giacomelli, dalla infanzia difficile trascorsa durante gli anni della guerra fino ai primi lavori in tipografia, poi agli incontri con uomini di cultura che segnarono l'inizio della sua passione fotografica e della sua carriera (l'avvocato Cavalli, il pittore Bastari, fino a tanti grandi artisti suoi contemporanei) ma , soprattutto, una successione intelligentemente costruita di capitoli sui suoi periodi fotografici, spesso scanditi da un indissolubile legame fra immagini e poesie da cui traeva ispirazione, a cui faceva riferimento sia in senso contenutistico che stilistico-espressivo, pur rimanendo, in fondo, uno splendido cane sciolto nel mondo dell'arte e delle fotografia.
Le immagini non sono molte, ma sono assai significative, scelte con cura estrema dalla curatrice del libro fra quelle ben commentate da Giacomelli stesso, che ce ne offre una lettura inedita e spesso illuminante.
Si parte dalla prima foto scattata sulla riva del suo mare di Senigallia, ai ritratti giovanili alla madre, ai primi paesaggi, alle raccolte sulla vita contadina, ai celeberrimi scatti alle donne in nero di Scanno, ai pretini in girotondo del Seminario, immortalati in un anno intero di incontri.
Su tutto spiccano le due raccolte dell'Ospizio, a 10 anni di distanza l'una dall'altra, e mai abbandonate in spirito, anche dopo l'ultimo scatto.
Non mancano aneddoti scherzosi, frasi pronunciate di getto con la disarmante sincerità di chi nella vita ha ancora voglia di ricevere e di dare, risate, battute che improvvismante si spengono in silenzi lunghi ed eloquenti.
Simona tutto riporta, cercando di annullarsi quasi al cospetto dello zio per dargli il massimo della naturalezza nel racconto, per non interferire nella costruzione di questo ritratto scandito dalle parole.
Fino ad arrivare ai tesi, drammatici, scarni dipinti fotografici della fine della vita, sotto il titolo di : Questo ricordo lo vorrei raccontare.

Diceva Giacomelli:
In questo lavoro ho messo anche il mio volto; è come la storia della maglia che si rovescia. E' il rovescio della mia interiorità: io vado dentro ed esco fuori. Esco da me stesso come lavato, purificato... perchè ho provato la gioia di essere presente ed averne il ricordo.
In fondo è il suo testamento morale, lucido, disarmante, sincero... con alcuni autoritratti di bellezza fotografica impressionante, alla fine di un percorso vitale che fu, nella sempicità, davvero straordinario.



Letto per voi da Clara Ravaglia

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